Sella&Mosca: il vitigno Torbato


Torbato Vitigno di indubbia origine spagnola, della famiglia delle malvasie, durante la dominazione catalana penetrò in Sardegna

La viticoltura, in quest’isola mediterranea, interessa 28.000 ettari vitati, il 3% del panorama italiano, producendo 475.000 ettolitri di vino (dati 2010). Negli ultimi dieci anni la produzione si è dimezzata a favore della qualità. Primeggia l’unica DOCG, il Vermentino di Gallura, cui si aggiungono 19 DOC e una manciata di IGT, Isola dei Nuraghi in testa.


La storia vitivinicola sarda ha origini millenarie, che risalgono al Neolitico, con l’arrivo dal Libano della vitis sativa. Luogo di approdo e di commercio per Fenici e Greci, l’isola – anticamente chiamata Ichnusa – fu sede di diverse culture, come quelle di Ozieri e Bonanni. La coltivazione della vite continuò con i Cartaginesi, in seguito furono Vandali e Bizantini a portare le malvasie. Nel X secolo per fronteggiare i Saraceni che spadroneggiano nell’isola nacquero i Giudicati, rappresentati ancora oggi nella bandiera suddivisa in quattro parti.
La sala gremitaFu la famiglia genovese dei Doria a gettare le basi della viticoltura moderna. Eleonora d’Arborea, sposa del Doria Brancaleone, promosse l’agricoltura e la vite. La Carta de Logu, da lei promulgata, è considerato uno dei primi esempi di costituzione al mondo. Interessante la norma che prevedeva il taglio della mano per chi danneggiasse una vite.
La storia dell’isola è strettamente influenzata da Spagnoli e Piemontesi. La lunga dominazione spagnola ebbe il merito di introdurre vitigni di indubbia origine spagnola, come vermentino, torbato, girò, cagnulari, monica, che arricchirono il patrimonio ampelografico autoctono, dominato dal cannonau, uno dei più antichi del Mediterraneo.


Il torbato, detto anche uva catalana (da non confondere con la catalanesca, tipica della Campania), è un vitigno di origine spagnola, appartenente alla famiglia delle malvasie. Trasportato dai naviganti fenici e greci nel Mediterraneo, si diffuse in Catalogna, e con la dominazione catalana ad Alghero penetrò in Sardegna. Si chiamava turbat, trubat iberica. In Spagna venne poi abbandonato, pertanto ad Alghero si salva da sicura estinzione questo vitigno, sensibile alle malattie e agli insetti, in pianta, e difficile da vinificare per via del suo acino fibroso.


Sella&Mosca


La storia dell’azienda ha origini più di 100 anni fa, nel 1899, grazie a due piemontesi, l’ingegner Sella e l’avvocato Mosca, innamorati della Sardegna e del suo suolo, reso coltivabile dalla bonifica agraria. Personaggi insigni danno lustro alle due famiglie, come Vittorio Sella, fotografo, ed Erminio, fondatore dell’omonima banca, tutti nipoti di Quintino Sella. Attualmente un discendente produce in Piemonte uno dei migliori Lessona.
In seguito alla devastante epidemia di fillossera, Sella&Mosca contribuirono alla ricostruzione del vigneto sardo allevando barbatelle fino agli anni ’50, accanto alla produzione di vino, per poi dedicarsi esclusivamente a quest'ultima. Oggi l’azienda è conosciuta in tutto il mondo per l’impegno alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e internazionali. E’ l’unica, ad esempio, a vinificare in purezza il torbato.
Sommelier in servizioI vigneti si distribuiscono in tre zone dell’isola: a nord di Alghero, sede dell’azienda, 550 ettari in località I piani, a 6 km dal mare sono ideali per la coltivazione della vite grazie ad un suolo molto ben drenato, calcareo e ricco di arenaria, associato al clima mediterraneo. Intorno al vigneto molte piante, profumi, oleandri, palme, pini marittimi creano un microclima perfetto. In Gallura 15 ettari di proprietà, con terreni a disfacimento granitico, sono interamente dedicati al vermentino, mentre nel Sulcis una manciata di ettari, dal suolo prevalentemente sabbioso, sono impiantati a carignano.
L’azienda è una grande promotrice dell’ecosostenibilità: la macchia mediterranea garantisce la corretta biodiversità e favorisce la gestione del vigneto. Un’oasi di 5 ettari, bagnata dalle acque della fonte Matta Arghentu che alimentano il laghetto, permette la salvaguardia ambientale. Il risparmio energetico è garantito anche da macchine che evitano la dispersione in vigna e da scambiatori di energia in cantina. L’azienda è dotata anche di un museo che racchiude reperti archeologici provenienti dalla necropoli prenuragica di Anghelu Ruju, scoperta proprio in occasione dell’impanto del vigneto.


In degustazione


Torbato Spumante brut Terre Bianche – 11,5%
Da charmat lungo. Bella trasparenza e discreto perlage con bollicine dalla grana fine. Naso delicato. Note floreali, semplici e delicate, dove primeggia la pesca. In bocca si apprezzano freschezza e sapidità. Perfetto da aperitivo.


Alghero DOC Torbato 2010 – 11,5%
Giallo paglierino, buona struttura. Naso che ricorda lo Chablis. Profumi floreali, agrumati, minerali. In bocca mostra bella acidità, freschezza, con una nota verde, erbacea. Giovane, ma elegante. Piatti di pesce delicati.


Alghero DOC Terre Bianche 2010 – 12,5%
Da una selezione genetica di torbato, è il più famoso. Solo acciaio. Frutta, pesca, agrume, una punta di ananas maturo, pietra pomice, nota isolana, e un leggero effluvio balsamico appagano il naso. In bocca sapidità e acidità in perfetto equilibrio. Ideale per accompagnare crostacei dalla tendenza dolce.


Alghero DOC Terre Bianche, Cuvée 161, 2010 – 13,5%
Il 10% fermenta in barrique di secondo passaggio. L’affinamento sulle fecce nobili, associato a frequenti batonnage, dona un quid in più. Il colore è più caldo ed evoluto. Sempre presenti le note mediterranee e minerali, di grande piacevolezza. In bocca è opulento, con maggiore struttura e una differente sapidità, meno minerale. Di grande potenzialità, ha ancora una lunga strada da percorrere. Adatto ad accompagnare piatti più impegnativi.


Alghero DOC Terre Bianche, Thilion, 2010 – 13,5%
Dal nome dell’antico approdo fenicio presso Punta Giglio, a nord di Alghero, è un assemblaggio di torbato e sauvignon blanc in proporzioni uguali. 4 mesi in barrique di acacia e rovere, sempre di secondo passaggio, donano un colore paglierino intenso. All’olfatto sentori mentolati e di macchia mediterranea, ritorna la pesca, l’ananas, si aggiungono spezie dolci come la cannella. Al palato le note agrumate e amaricanti, si fondono con liquirizia e miele. Il potere pseudocalorico è ben equilibrato, di grande equilibrio. Elegante, si sposa anche alle carni bianche.


Contatti
Tenute Sella&Mosca S.p.A.
Località I Piani 07041 Alghero (SS)
Tel. 079.997700
www.sellaemosca.com


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