100 vini per l'Emilia


r123_grappoloUn banco di assaggio a favore delle popolazioni colpite dal sisma del maggio scorso, dedicato alla valorizzazione dei prodotti gastronomici emiliani.

Dopo gli importanti risultati avuti con gli eventi benefici dedicati a Giappone e Liguria, l’idea di allestire un banco di assaggio a favore dell’Emilia è nata quasi spontaneamente, alcuni giorni dopo il terremoto del 20 maggio 2012.


Oltre a devolvere il ricavato dell’iniziativa per la ricostruzione delle scuole elementari di Mirabello (FE), distrutte dal sisma, la serata ha avuto il merito di portare una ventata di “spirito emiliano”, fatto di convivialità e di amore per i piaceri della tavola, dedicando un’ampia zona del banco di assaggio a 8 piccoli produttori del territorio - tutti caratterizzati da produzioni originali ed insolite per vitigni impiegati e/o metodologie di vinificazione - insieme a due eccellenze gastronomiche: l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia ed il Parmigiano Reggiano. L’ampia rappresentanza del territorio, dai Colli Piacentini alle sabbie del Bosco Eliceo (Ferrara), passando per le colline reggiane, modenesi e bolognesi, è stata garantita dalle seguenti aziende, che hanno generosamente offerto i propri prodotti, di cui si segnala il più rappresentativo fra quelli in degustazione:


Podere Le Lame - Vernasca (PC)

Azienda a conduzione familiare da tre generazioni, fondata agli inizi degli anni '50 da Ovidio Torri, che scelse di dedicarsi alla produzione di vini di qualità, selezionando i migliori vitigni autoctoni (ortrugo, malvasia, barbera e bonarda), che meglio si adattavano al terreno di questa zona. Fra i vini spicca un Ortrugo in purezza che, pur nella sua semplicità e facilità di beva, si è rivelato sorprendente per un naso delicato e fragrante di fiori bianchi (tiglio, biancospino, caprifoglio), ed una piacevole freschezza in bocca.


Croci Tenute Vitivinicole – Castell’Arquato (PC)

Massimiliano Croci dirige l’azienda familiare, fondata nel 1935 dal nonno Giuseppe in Val d’Arda. La grande attenzione in vigna e l’incessante ricerca e sperimentazione in cantina ha dato origine a prodotti di qualità e grande personalità. Interessante il ricorso alla rifermentazione in bottiglia di vini imbottigliati con i propri lieviti e commercializzati senza subire sboccatura. Il vino di punta è Emozioni di ghiaccio, un icewine con rese bassissime (5 quintali/ettaro), prodotto con uve (70% malvasia di Candia aromatica e 30% moscato) lasciate appassire in pianta e raccolte tra fine novembre e gennaio, alle prime luci dell’alba, con temperature attorno ai -5°C. Naso di frutta candita e grande opulenza in bocca, con note dolci ma non stucchevoli, bilanciate da un’ottima freschezza; chiude lunghissimo con finale di datteri e albicocche disidratate.


Azienda Vitivinicola La Stoppa - Ancarano (PC)

L’azienda della Val Trebbiola, condotta da Elena Pantaleoni con l’amico ed enologo Giulior123_vini Armani secondo il metodo biologico certificato, non è nuova a collaborazioni con AIS Milano. I loro vini sono caratterizzati da lunghe macerazioni (anche per i bianchi), l’utilizzo di lieviti indigeni ed assenza di filtrazioni; questi prodotti regalano profumi intensi e colori ricchi, talvolta quasi insoliti per i vitigni impiegati. Fra i vini in degustazione segnaliamo il Vigna del Volta, un passito da uve bianche del territorio (60% malvasia di Candia aromatica, 40% ortrugo e trebbiano), dal colore ambrato scintillante e dai sentori di albicocca essiccata al sole. In bocca è un nettare caldo e vellutato, che avvolge il palato richiamando la frutta candita, senza appesantire il gusto.


Azienda Agricola Denny Bini - Coviolo (RE)

Nel 2003 il giovane Denny inizia a coltivare lambrusco grasparossa e malbo gentile (che vinifica anche in purezza, sia frizzante che passito) su mezzo ettaro di terreno, preso in affitto dal nonno, nell’assoluto rispetto della vigna e nel recupero degli antichi metodi tradizionali di vinificazione: rifermentazione in bottiglia senza sboccatura, nessuna chiarifica o filtrazione, utilizzo esclusivo di lieviti indigeni e minimo impiego di solforosa. Fra i vini in degustazione segnaliamo il Ponente, uvaggio di lambrusco grasparossa e malbo gentile; da questi due vitigni, molto armonici insieme, nasce un rosso frizzante, purpureo e di buon corpo, che lascia la bocca appagata e pulita pur offrendo una persistenza davvero sorprendente.


Azienda Acetovinicola Boni Luigi - Serramazzoni (MO)

Nata nel 1993, come progetto sperimentale della Regione Emilia Romagna, l'azienda oggi si sviluppa su oltre 4 ettari di vigneto. Dato il microclima e l'altitudine (350-450 metri s.l.m.) sono state impiantate varietà medio-precoci ed autoctone come il lambrusco grasparossa, l'uva tosca ed il malbo gentile. Particolarmente interessanti le varie declinazioni di quest’ultimo vitigno, fra le quali colpisce l’Apice Rosso, una selezione manuale di malbo in purezza, vendemmiato tardivamente ed affinato 12 mesi in barriques. Il millesimo 2009 è apparso caldo, rotondo e morbido ma con una freschezza e una vena tannica vive e non invadenti. Di colore rosso scuro, tendente al bluastro; in bocca ricorda i mirtilli in confettura, con finale di liquirizia in un gradevole contrasto dolce-amaro.

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Tenuta Bonzara – Monte San Pietro (BO)

Fondata nel 1963 da Angelo Lambertini, Tenuta Bonzara è da diversi anni guidata dal figlio Francesco che, con l’aiuto dell’enologo Lorenzo Landi (consulente di affermate cantine di Sicilia, Umbria e Toscana), ha portato l'azienda ad ottenere importanti riconoscimenti. Dopo il successo negli anni Novanta con il “Bonzarone” (un cabernet sauvignon da uve surmature, molto caro a Luigi Veronelli), negli ultimi anni si è tornati alla valorizzazione del vitigno per eccellenza dei Colli Bolognesi: il pignoletto. Tanto che il Vigna Antica (100% pignoletto) è probabilmente l’esempio più rappresentativo della relativa DOCG. Giallo paglierino acceso, al naso si presenta elegante, con delicate note floreali e di erbe aromatiche su un sottofondo di grande mineralità; in bocca è dotato di buona alcolicità, bilanciata da freschezza e sapidità, con una lunga persistenza aromatica di pesca e frutta secca.


Azienda Agricola Gradizzolo – Monteveglio (BO)

Antonio Ognibene rappresenta la terza generazione alla guida dell’azienda, 7 ettari vitati che si affacciano sul meraviglioso Parco Naturale di Monteveglio. Oltre a coltivare uve piuttosto diffuse in zona (pignoletto, merlot, barbera, cabernet sauvignon), Antonio ha avuto il grande merito di riscoprire un antico vitigno autoctono, quasi in via di estinzione: il negrettino bolognese. Da una manciata di viti, salvate dall’espianto selvaggio degli anni Ottanta, dopo oltre vent’anni, è riuscito a ripopolare poco meno di un ettaro, in grado di produrre circa quattromila bottiglie all’anno di Naigartén (“negrettino”, in dialetto bolognese). Il millesimo 2010 (10 mesi in barriques) si presenta di un rubino fitto, con un intenso naso fruttato (ciliegia, prugna) e speziato (caffè, cacao, tabacco). In bocca è morbido, ricco e sorretto da una vena acido-tannica che ne può supportare l’affinamento in bottiglia per diversi anni. Fruttato e minerale (ferroso, ematico), chiude con buona persistenza e ritorni di cioccolato bianco.


Azienda vinicola Mattarelli – Vigarano Mainarda (FE)

Siamo alla quarta generazione, da quando il bisnonno Umberto aprì un’osteria per la mescita del vino in questo paese alle porte di Ferrara. Ora l'azienda, guidata da Emanuele con l’aiuto del padre Vittorio, conta 15 ettari di vigna, per lo più collocati nella DOC Bosco Eliceo, fra le dune sabbiose del Delta del Po, le cui vigne centenarie hanno resistito alla filossera e sono quindi a piede franco. Vitigno principe di questa zona è il fortana (anche detto “uva d’oro”), che trova la sua massima espressione vinificato frizzante, in abbinamento a piatti tipici quali l’anguilla e la celebre “salama da sugo”. Pur essendo questa la versione più “classica” prodotta dall’azienda, premiamo l’originalità segnalando Rosa x Emy, uno spumante rosé metodo charmat (100% fortana). All’eleganza del colore ed alla finezza dei profumi (piccoli frutti rossi) si unisce una grande pulizia in bocca, sorretta da una lieve nota tannica; la lunga sosta sui lieviti (12 mesi) favorisce infine un perlage cremoso ed una struttura assolutamente degna di nota, per vitigno impiegato e metodo di spumantizzazione.


Acetaia Galati – Praticello di Gattatico (RE)

Quando si dice il destino… Lucio Galati, trasferitosi da Marsala al nord per motivi di lavoro,r123_acetaia sposa una parmigiana, Mariangela, e si ritrova a vivere nella pianura reggiana, dove si innamora dell’aceto balsamico tradizionale. Saranno state forse le origini marsalesi ma ecco che, dopo alcuni anni, decide di acquistare alcune batterie di botti di dimensioni decrescenti, per la produzione di aceto effettuata rigorosamente secondo il metodo soleras, rilevando un’acetaia in via di dismissione. La pazienza non gli manca e, come ama ricordare lui, questa è l’unica virtù imprescindibile per un produttore di aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia (“ABTRE”) DOP. In degustazione ha orgogliosamente presentato i suoi due gioielli, invecchiati rispettivamente 18 anni (ABTRE bollino “Aragosta”) e 32 anni (ABTRE bollino “Oro”, detto anche “extra vecchio”), ideali compagni per tantissimi piatti.


Azienda Agricola F.lli Caretti – S. Giovanni in Persiceto (BO)

Valerio Caretti è uno dei tanti produttori di “parmigiano terremotato”, che ha avuto l’azienda ed i magazzini devastati dal sisma. Con coraggio e, con l’aiuto dei famigliari e dei propri collaboratori, è riuscito dopo pochi mesi a far ripartire la produzione, concentrata nella campagne bolognesi, dove gestisce anche una fornitissima gastronomia con vendita di carni, salumi e prodotti caseari secondo la filosofia del “km zero”. Ha presentato un eccellente parmigiano reggiano DOP stagionato 24 mesi, ritenuto l’ideale compromesso per chi predilige un assaggio saporito ma non eccessivamente impegnativo. La sua produzione spazia comunque dal c.d. “formaggio da tavola” fino al parmigiano 60 mesi, un vero trionfo di gusto. La serata, estremamente piacevole, si è rivelata un’ottima vetrina per le aziende presenti ma anche una bella occasione per assaggiare prodotti che non si trovano facilmente in commercio. L’ospitalità degli emiliani, le specialità gastronomiche e la bellezza dei luoghi meritano sicuramente una visita; se poi vi siete persi questo evento, non vi resta che organizzare una bella gita e andare a trovare queste aziende, che racchiudono storie costruite, con passione e sacrifici, da grandi uomini e donne.