Marisa Cuomo

 

r127_marisa_andreaDa Furore a Milano, Marisa Cuomo e il marito Andrea Ferraioli tornano al Palace per emozionarci con le espressioni del loro territorio

La Campania è una regione dove il concetto di autoctono è insito nella terra, al punto che alcuni vitigni non sono nemmeno autorizzati ad entrare nei disciplinari. Due sono le grandi scuole vitivinicole campane: quella interna che si sviluppa da Capua all’Irpinia, zona etrusca caratterizzata dall’allevamento della vite ad alberata, e quella costiera isolana, con impronte greche.

 

Proprio dalla Grecia, e più precisamente dall’isola di Eubea, arrivò la vite ad Ischia. I greci, abili commercianti, spaventati dal rischio sismico dell’isola, si spostarono presto verso la penisola Italica e fondarono Cuma, facendo così nascere la viticoltura in Campania. Un reperto archeologico che dimostra ciò è la Coppa di Nestore, sulla quale è incisa l’iscrizione: “Io sono la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona”. Con i romani si ebbe un ulteriore e grande sviluppo della viticoltura, fino ad arrivare al periodo della Repubblica marinara di Amalfi, quando, grazie all’incremento degli scambi commerciali, la produzione vinicola lievitò. Fra Diavolo, grande amatore del vino, e Meco del Sacco, templare ed eretico medioevale, sono i protagonisti di aneddoti legati alla cittadina di Furore, abitata da pescatori e contadini, uomini di tempra antica. Il terreno di tutta la Campania permette di produrre grandi vini, anche grazie al clima mediterraneo, mite sulla costa e continentale all’interno. Il Vesuvio ha inoltre molto influenzato il terreno e la viticoltura in tutta la regione, tranne che sull’isola di Capri.

 

Andrea Ferraioli ci racconta come i contadini, ancora oggi, mettano l’anima e le mani nei vini cher127_andrea_guido degusteremo questa sera. Fiorduva, il vino che ha fatto conoscere l’azienda Marisa Cuomo nel mondo, è prodotto con tre vitigni dalle caratteristiche diverse: il fenile ha una produzione limitata e spesso è coltivato a piede franco, la ginestra dà freschezza e longevità, il ripoli ha un grappolo ampio con acini piccoli, quindi produzione contenuta e non sempre costante. Muretti a secco e terra da riporto, grande sforzo di mantenimento dell’ecosistema e un po’ paura per il ricambio generazionale; questi sono i punti fermi della viticoltura in costiera amalfitana.

 

Furore Bianco Fiorduva 2011:

vino che uscirà sul mercato ad aprile; fiordo e uva compongono il nome in etichetta, uve raccolte in vigneti variegati e con molta pendenza, frutto di una vendemmia selettiva. Il colore è un perfetto paglierino carico, al naso si presenta elegante con frutta matura e una nota minerale, sapida. In bocca dà grande salivazione, l’acido tartarico risulta piacevole, conferendo così una discreta morbidezza con stimoli salmastri.

 

Furore Bianco Fiorduva 2010

giallo carico, colore donato dalla sovramaturazione delle uve e dal passaggio in legno. Grande struttura; al naso frutta gialla e mineralità di idrocarburo. In bocca è morbido con una nota di albicocca, buona la sapidità e di grande equilibrio.


Furore Bianco Fiorduva 2009

questo vino presenta note di confettura, banana, frutta secca e tostature; vino bianco in evoluzione, con un naso che vira verso l’idrocarburo. In bocca regna la sapidità: iodio e atmosfere salmastre; eleganza e lunghezza nel finale.

 

Furore Bianco Fiorduva 2008

decisa la nota di idrocarburo al naso, poi sentori di ananas; in bocca note nette di carbone e di tostatura. Vino lungo e rotondo, evoluto e fresco.

 

r127_penna_bicchiereFurore Bianco Fiorduva 2007

di aspetto limpido, al naso sentori fruttati di pesca e albicocca, profumi che sono già evoluti. In bocca è quasi un vino da meditazione, si caratterizza per mineralità e profumi terziari.


Passiamo ora a due vini rossi, prodotti con l’aglianico e il piedirosso. Il primo, definito il barolo del sud, è un vitigno difficile da coltivare, caratterizzato da tannino e acidità importanti. Il piedirosso, che non è altro che la colombina di Plinio, ha una polpa che ricorda la fragola, tannini abbastanza morbidi e bassa acidità, dona al vino piacevolezza ed equilibrio.

 

Furore Rosso Riserva 2009

vino carico di materia colorante, è rubino deciso e di grande struttura. Al naso i profumi sono eleganti, spiccano la frutta sottospirito e il tabacco. In bocca note speziate e tanniche, con una buona freschezza; è un vino lungo e piacevole.

 

Furore Rosso Riserva 2008

al naso si percepiscono l’amarena e i frutti rossi, sentori di spezia ed evoluzione dei profumi. In bocca liquirizia e tabacco la fanno da padroni, con un tannino nero che asciuga la salivazione.


L’azienda Marisa Cuomo è la ricerca per il miglioramento dei prodotti, con l’uso della tecnologia come supporto, assieme ad una continua volontà ed impegno nel coinvolgimento del territorio. La follia è l’elemento che sovrasta tutto: fare vino è un sacrificio, le ore lavorative sono tante e condurre un’impresa in Italia è molto difficile. Marisa e Andrea  sono custodi di un territorio che si fa icona in tutte le etichette che hanno scelto per i loro vini.