Paesaggi di Parole


r148 castagnoLa prima delle tre serate di approfondimento sulla comunicazione del vino, sotto la guida competente ed entusiasmante di Armando Castagno.

Sono le 19.30, orario insolito per l’inizio di una serata di approfondimento e degustazione; la sala però è già attenta, c’è la chiara sensazione di assistere ad un avvenimento più che ad una normale degustazione.



Parlare di comunicazione, riuscendo a trasmettere qualcosa di importante, chiaro, immediato non è un intento banale, sembra quasi un film e come tale lo viviamo:



Primo tempo
La parola all’esperto: Armando Castagno sceglie 21 modi per descrivere la comunicazione, tanti quanti le lettere del nostro alfabeto.
Si dice che 21 grammi sia il peso dell’anima; personalmente non lo credo, ma certamente percepisco che la comunicazione abbia un’anima ed ognuno dei vini che abbiamo degustato ha espresso la sua nei profumi, nei colori e nel gusto.


La dialettica del relatore è snella, concettuale, a tratti spiritosa, spesso veloce ma chiarissima: comunicare vuole dire avere rispetto di quello che stiamo dicendo e per chi ci sta ascoltando.


Mi piace sottolineare alcuni dei concetti espressi, partendo proprio dalle lettere dell’alfabeto:
A - autore, dal latino auctor, ossia “colui che fa aumentare”, perché si ha la responsabilità di accrescere la conoscenza di chi ci ascolta.
R – rigore, perché ogni persona che scrive e racconta deve essere rigoroso con se stesso, “evitando la promiscuità eccessiva che possa inficiare il lavoro".
M – modulazione, il ritmo dei testi deve essere curato in modo che sia facile da capire e da seguire affinché il fruitore non si senta “abbandonato”.
A –autore, di nuovo, ma questa volta inteso come autor, inventore di arti.
N – nasocentrico, caratteristica strettamente legata alla nostra passione: la capacità di saper aspettare che un vino, magari timido ed introverso, possa, col tempo, aprirsi.
D - descrittori, dobbiamo essere capaci e liberi di saper usare qualsiasi termine adeguato per far comprendere in maniera immediata e semplice ciò che vogliamo esprimere. La ricerca del termine impossibile a volte causa l’effetto opposto, la poca credibilità.
O – organizzazione, qui c’è molto dell’arte del comunicare: la capacità di essere pronti e consapevoli di ciò che si deve spiegare; la preparazione è fondamentale per non trovarsi in difficoltà davanti alle domande di chi si aspetta risposte.


Armando Castagno mi perdonerà se ho giocato un po’ con l’alfabeto ed il suo nome, ma esprimere in poche righe tutti i concetti ascoltati è molto difficile, forse impossibile; questo è un riconoscimento ed un ringraziamento per quanto ascoltato e compreso.


L’intervallo ha il gusto di un risotto mantecato con il grana, bagnato da qualche bollicina, il tutto condito dai commenti su queste prime due ore passate in un istante.


Secondo tempo
La parola ai vini.
La nostra passione prende il sopravvento.
Ecco iniziare il percorso enologico scelto per raccontare 6 vini molto diversi ma tutti uniti dalla capacità di comunicare qualcosa di importante.
Questa degustazione è il racconto di storie vissute, personaggi incontrati, paesaggi di un tempo passato che non torna ma che si è fermato nei calici che abbiamo davanti ai nostri occhi:


TREBBIANO D’ABRUZZO 2006 Valentini

E’ la storia del vino che non c’è, non è infatti mai stato messo in commercio.
Forse perché non ha convinto del tutto i produttori, forse perché è stato l’anno nel quale il patron Edoardo ci ha lasciati; di certo è un regalo bellissimo, da assaporare con la giusta tensione.
Il naso è delicato, i primi sentori sono di camomilla e fiori bianchi; si percepiscono note di nocciola, caffè verde, un po’ la patata, il gesso del cancellino che a scuola ci lanciavamo “sbiancandoci”. I profumi sono davvero gentili, molto morbidi, tratti tipici di una malolattica in bottiglia. In bocca la corrispondenza è interessante, nonostante quanto detto prima e le 7 primavere passate, ancora denota grande gioventù e freschezza.


BARBACARLO 2007 – Lino Maga

Dopo il racconto dell'esperienza di Armando, sfido chiunque a non desiderare di andare a conoscere Lino Maga! Questo vino oltre ad essere figlio dell’Oltrepò pavese, è figlio suo: un carattere istrionico, esuberante ma nello stesso tempo apparentemente spigoloso. Dovrebbe riportare un'avvertenza in etichetta: si consiglia sempre di essere in due, la bottiglia e chi la beve.
Uno di quei vini che vorresti non fossero mai finiti. I profumi denotano un bouquet legato a sensazioni tendenti alla dolcezza, come la carrubba, una nota di buccia di prugna matura e poi sentori, quasi polverosi, di cenere e metano. La croatina è il vitigno principale e lo si sente chiaramente, il residuo zuccherino completa la sensazione di gioia ed esuberanza anche in bocca, dove si ritrova corrispondenza con i profumi.


BRUNELLO DI MONTALCINO 2003 – Biondi Santi

Annata eccezionale, sotto molti punti di vista: il caldo intenso ha imperversato sull’uomo così come sui prodotti della natura. Eppure ecco quel che non ti aspetti da un Brunello di quell’anno, la freschezza.
Al naso un fiorito di rosa e viola, note di prugna non ancora matura, amarena, spezie; in bocca domina una spiccata acidità, un tannino fine, a tratti brioso, una bella persistenza che richiama la speziatura ed il fruttato percepiti al naso. La persistenza è lunga e ritornano il fruttato e la nota speziata.


r148 viniFIORANO ROSSO 1988 (botte 30) – principe Boncompagni Ludovisi

Si apre l’album dei ricordi durante la descrizione del paesaggio, così com’era ai tempi della gioventù di Castagno; oggi di quella zona, ad un passo da Roma, possono ahimè parlare soltanto queste bottiglie.
Il colore granato intenso direbbe di un vino abbastanza giovane se non fosse per il quarto di secolo già passato. Le uve sono cabernet e merlot in un’espressione bordolese anni ’50-’60, diversa dalla concezione attuale. Al naso spiccano sentori di terra, grafite, tartufo, liquirizia ma anche una nota finale di fiore di ciliegia. In bocca è chiara la mineralità, la corrispondenza con i profumi, qualche nota di radice e sul finale la china.


CHIANTI RUFINA RISERVA 1979  BUCERCHIALE – Selvapiana

Ci troviamo di fronte ad un Chianti diverso dagli altri, un po’ per il fatto che questa zona è la più alta tra quelle del sangiovese toscano, un po’ per la peculiarità del terreno; l’escursione termica estiva, tra giornate calde e notti fredde, è notevole e questo dona acidità al vino. Al naso spiccano sentori di tè carcadè, arancia sanguinella, alloro e una nota di gesso a presagire la mineralità e sapidità che si presume troveremo in bocca. Al gusto la sensazione è intensa e domina proprio la mineralità: le note sono ferrose, di saldatura, quasi di massicciata ferroviaria. E’ la declinazione di un vino dal carattere importante che ci trasmette tutta la voglia che ha ancora di crescere, nonostante l’età già matura.



BOCA 1961 – Campo delle piane, Antonio Cerri.

Ed ecco il gran finale, il “coup de théâtre” degno della rappresentazione andata in scena.
Il desiderio sarebbe anche solo quello di descrivere l’atmosfera: il relatore con gli occhi di un bambino, noi che ci lasciamo trasportare dalla sua emozione, davanti ai decanter con i quali i colleghi sommelier hanno perfettamente servito in questa serata unica. Il colore potrebbe tradire sull'invecchiamento ma già al naso, e ancora di più in bocca, le sensazioni sono dolci, affascinanti; personalmente torno ai profumi della festa di San Martino, nel quartiere di Milano dove sono cresciuto: zucchero filato, croccante, confetti, fruttini zuccherati, davvero il lieto fine di quattro ore passate rapiti dalla capacità di comunicare di Armando e dei vini degustati.
Grazie!