Il Chianti classico


r149 logoTra leggenda e tradizione, una serata dedicata al Gallo Nero, emblema di italianità Il Chianti Classico ha fatto la storia del vino in Italia.

Guido Invernizzi, per la prima volta, ci parla della Toscana e di questo vino, prodotto in larga parte con uve sangiovese. Il territorio del Chianti Classico è circoscritto in nove comuni, compresi tra le città di Firenze e Siena.

 


Sussistono sicuramente delle differenze organolettiche tra le varie produzioni territoriali ma bisogna andare oltre, verso una continua ricerca. Gli etruschi sono stati i primi fautori della viticoltura in Toscana, nel 913 d.C. fu poi scritto il primo documento dove si menzionava il vino del Chianti.


Durante il medioevo il vino in Toscana si identificava solo con la vernaccia di San Gimignano, citata anche da Dante Alighieri. La vite, in questo periodo, arrivò anche dentro le mura di Firenze, abitata da grandi e potenti famiglie. Sotto il dominio del Podestà di Firenze, nel XIV secolo, nasce la Lega del Chianti che fin da subito assume un potere immenso, da qui nasce la leggenda sulla divisione del territorio con Siena: due cavalieri, per definire i confini di ciascuna città, sarebbero partiti al canto del gallo da Siena e da Firenze e il loro punto di incontro avrebbe delimitato il confine tra i due territori.


I fiorentini si affidarono ad un gallo nero che, tenuto a digiuno per diversi giorni ed esasperato dalla fame, cantò prima ancora che il sole sorgesse; il cavaliere fiorentino poté così anticipare la partenza, permettendo a Firenze di aggiudicarsi gran parte del territorio conteso. Proprio in questo periodo il Chianti passa ad essere vinificato da bianco a rosso e acquista anche gli apprezzamenti della Corte Papale. Cosimo III de' Medici, nel 1716, tracciò le prime divisioni zonali (Valdarno di sopra, Pomino e Carmignano) limitando, già all’epoca, le frodi produttive.


Si presume che il nome Chianti derivi da “clante” zona ricca di acqua e di caccia. Nel 1835 Bettino Ricasoli inventa la “ricetta” del vino Chianti, rimasta immutata per oltre 140 anni. Nel 1996 arriva la DOCG con le ultime modifiche del disciplinare. Oggi però la superficie vitata del territorio senese è superiore a quella fiorentina.


Il vitigno sangiovese conferisce un colore rubino, talvolta di grande vivacità e lucentezza, l’olfatto è caratterizzato da note floreali di mammola e frutta rossa, il Chianti Classico è un vino capace di stupire nel corso dell’invecchiamento: è proprio con il passare degli anni che il bouquet si arricchisce di aromi che possono spaziare dal tabacco fresco ai fiori in appassimento. Il cannaiolo e il piedirosso campano potrebbero essere i genitori di questo vitigno. 92 sono i cloni fino ad oggi identificati, impiantati in diversi terroir; il vitigno ha in genere un grappolo compatto, molto sensibile alle gelate e ai marciumi, caratterizzato da una buccia coriacea, presenta una buona acidità, tannino e molti antociani. L’affinamento viene eseguito in botti grandi e tonneau, la barrique, arrivata con la moda americana, è in fase di minore utilizzo. Colorino e cannaiolo sono tra i vitigni che concorrono, col sangiovese, alla composizione del vino Chianti, servono per arrotondare e ammorbidire; merlot e cabernet sauvignon invece sono usati per smussare il tannino.
Passiamo ora alla degustazione:


Felsina Chianti Classico 2010r149 bottiglie

sangiovese 100%, zona di produzione Castelnuovo Berardenga, che dona vini muscolosi e strutturati. Il vino nel bicchiere ha un colore vivo, al naso ancora una punta vinosa, legno bagnato e piccoli frutti rossi. In bocca il tannino è nero e poco aggressivo, un vino che ha sicuramente bisogno di tempo, pulito e senza difetti.


Rocca delle Macie Chianti Classico Tenuta S. Alfonso 2010

sangiovese 100%, Castellina in Chianti, dove in genere troviamo vini morbidi e piacevoli. Per questo prodotto sono state usate botti di rovere francese per un anno. Bel colore rubino limpido, al naso frutta rossa matura con alcol equilibrato e buona morbidezza. Fine e senza difetti, in bocca il tannino è rotondo e morbido. Buona acidità e persistenza.


Castello San Sano Chianti Classico 2009

90% sangiovese e 10% cannaiolo, Gaiole in Chianti, zona di produzione di vini eleganti e strutturati. 12 mesi di botte grande, vini assemblati in vasche di cemento. Il colore è più scarico dei vini precedentemente degustati, volge verso l’aranciato. Al naso frutta rossa disidratata con spezie delicate. In bocca ingresso sapido, tannino e alcol eleganti.


Rocca delle Macie Chianti Classico Riserva Zingarelli 2008

90% sangiovese, 5% merlot e 5% cabernet sauvignon, 24 mesi in botte grande e 15 giorni di fermentazione, infine 3 mesi in bottiglia prima dell’uscita in commercio. Colore rosso granato con residuo rubino, al naso viene fuori una vena bordolese, la nota di peperone data dai vitigni francesi. Complessità di frutta rossa e liquirizia, con supporto delle spezie. In bocca ottima corrispondenza gusto-olfattiva, punta di pepe e di tabacco, tannino ancora in evoluzione, senza essere astringente.


Castello di Volpaia Chianti Classico Riserva 2008

sangiovese 100%, 20 giorni di fermentazione e 24 mesi tra barrique e botte grande. Radda in Chianti, zona caratterizzata da vini floreali, strutturati e austeri. Colore granato con un’unghia aranciata, vino con un grande potenziale di invecchiamento. Un naso che delinea il passaggio in legno piccolo, sentori di amarena e spezie dolci. In bocca eleganza, profondità e struttura con note di tabacco, erbe e frutta matura, alcol elegante.


Il viaggio in cui Guido Invernizzi ci ha condotto, ha permesso di conoscere una zona antica e classica, forse il territorio più prestigioso d’Italia nel millennio passato. Nomi di vini conosciuti e venduti in tutto il mondo, dei capisaldi che ci auguriamo durino nel tempo; gli etruschi ci avevano proprio visto lungo!