I Sauvignon del Mondo

Interessantissimo viaggio alla scoperta dei più rappresentativi Sauvignon del vecchio e nuovo mondo.

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Sala Sforzesca dell’Hotel Westin Palace gremita, come sempre, di appassionati per seguire l’interessante degustazione di Sauvignon Blanc condotta da Nicola Bonera.

Vitigno interessante e sorprendente, il Sauvignon Blanc regala sensazioni molto variegate a seconda del territorio di produzione. “Pianta selvatica”,originaria di Bordeaux, sviluppa dei marcatori facilmente riconoscibili nel gruppo dei composti pirazinici che si manifestano sottoforma di toni vegetali presenti come precursori aromatici nell’uva di partenza. I grappoli sono piccoli, cilindrici e compatti, con acini verde-dorati e buccia spessa; sensibile alla botrite, ama portainnesti poco vigorosi e necessita di una buona potatura verde per evitare un eccessivo rigoglio vegetativo. Pur avendo uno scarso controllo dell’acidità, per vendemmiare si deve attendere la giusta maturazione dell’uva, per non dare origine a vini troppo erbacei. Fra i profumi di base, quelli vegetali giocano un ruolo importante: bosso, asparago, foglia di pomodoro, ortica, felce. Note r059_nicola_boneraminerali come pietra focaia e polvere da sparo sono tipiche di alcuni Sauvignon della Loira. Fiori di sambuco, lime e pompelmo danno un tono di freschezza, mentre le note tropicali del frutto della passione, del mango e della papaia sono caratteristiche di base di alcuni Sauvignon del Nuovo Mondo. Il Sauvignon si presta ad essere consumato giovane: solo alcuni barricati sono in grado di reggere invecchiamenti di oltre 10 anni.

 

Sono circa 60000 gli ettari coltivati a Sauvignon Blanc nel mondo, con la Francia grande protagonista: 20000 ha piantati per lo più nella zona di Bordeaux, Loira e Linguadoca. A ruota seguono Cile, Nuova Zelanda, USA, Romania, Sudafrica, Australia e Italia.

Nel sud-ovest della Francia, vicino a Bordeaux, il Sauvignon si esprime attraverso bianchi secchi da invecchiare (Graves, Pessac-Leognan) e vini dolci, talvolta botritizzati (Barsac, Cerons, Sauternes, Bergerac, Montravel, Monbazillac). L’alta Loira è la roccaforte di questo vitigno semiaromatico. Vini bianchi secchi, freschi e fruttati, da consumare abbastanza giovani, con invecchiamento prevalentemente in acciaio sono prodotti a Sancerre, mentre vini più complessi - minerali e longevi, talvolta con evoluzione in legno - sono i Pouilly-Fumé, con il tipico sentore di pietra focaia dovuto ai terreni ricchi di tufo e silice della zona. Sempre in Loira si trovano anche vini leggeri, sotto l’appellazione AOC Touraine, mentre una menzione speciale va ai vini di Quincy - talvolta abboccati - e a quelli prodotti nei due piccoli distretti di Reuilly e Menetou-Salon. In Linguadoca c’è tantissimo Sauvignon nei Vin de Pays, commercializzato talvolta in bag-in-box, mentre nel resto della Francia se ne trova un po’ in Provenza - nelle AOC Bandol e Cassis - e in r059_zone_coltivazioneBorgogna, nello Yonne, dove l’AOC Sauvignon de Saint-Bris, nelle sue migliori versioni, non ha nulla da invidiare al Pouilly-Fumé.

In Italia il Sauvignon Blanc dà origine a vini bianchi da invecchiare - anche in legno- e a qualche vino dolce. In Friuli Venezia Giulia buone espressioni si trovano nel Collio, nei Colli Orientali del Friuli e nell’Isonzo. Eleganti sono i Sauvignon dell’Alto Adige prodotti nella zona del lago di Caldaro e nei dintorni di Bolzano. Nelle Langhe, spesso assemblato con Chardonnay e/o Riesling, si trovano buone, ma limitate produzioni, così come nei Colli Bolognesi, dove le elevate escursioni termiche permettono al vitigno di esprimersi al meglio.

La Spagna ha nella valle della Rueda, in Castilla-León, la zona di eccellenza. In Austria è la Stiria a produrre eccellenti Sauvignon, talvolta con passaggio in legno, anche con vendemmie tardive in versione Spatlese e Auslese. In Slovenia sono le propaggini del Collio a offrire produzioni di elevata qualità.

r059_sommelierIn Nord America, la California è il principale produttore di Sauvignon Blanc. Le zone di maggior vocazione sono le contee di Napa, Sonoma e Santa Barbara, ma i Sauvignon più interessanti si trovano negli stati di Washington e Oregon. In Cile se ne coltiva moltissimo, ma spesso è miscelato, sia in vigna che nei vini, con il Sauvignonasse o Sauvignon Vert. In Australia si producono ottimi Sauvignon in purezza - ad Adelaide, nella Clare Valley e in Tasmania - dove il clima è più fresco. Nelle altre zone, dal Nuovo Galles a Margaret River, è spesso assemblato con altri vitigni. La Nuova Zelanda, pur non avendo una grande tradizione vitivinicola, produce straordinari Sauvignon a Marlborough, Wellington e Martinborough, fra i più apprezzati al mondo, per la mescolanza dei classici toni vegetali con quelli tropicali, dovuti essenzialmente all’impiego del clone UCD1, sviluppato dall’Università di Davis, e diffuso anche nel resto del Nuovo Mondo.

Vale la pena menzionare i diversi sinonimi con i quali viene identificato il Sauvignon Blanc nel mondo: Blanc Fumé in Loira (per la tipica nota affumicata), Surin e Fie in altre zone della Francia, Fumé Blanc in Australia e California (non tanto per le caratteristiche genetico-sensoriali del vitigno, ma per la sua evoluzione in legno), Sylvaner Musqué o Muskat Sylvaner in Austria (in passato si pensava fosse un altro vitigno) e Feigentraube in Germania (letteralmente “uva che sa di fico”).

Durante la serata sono stati degustati sei campioni, provenienti da diverse zone, che hanno regalato sensazioni talvolta sorprendenti.

r059_veramonteCile - Casablanca Valley - Veramonte Sauvignon Blanc Reserva 2009

Siamo nei pressi di Santiago, con questo primo vino per il quale la parola “Reserva” significa solo che appartiene ad una linea di produzione di qualità più elevata rispetto a quella base. Al naso la classica nota vegetale di foglia di pomodoro, accompagna sensazioni agrumate, di frutta esotica (mango e papaia), senza particolari toni minerali. In bocca sembra sciroppo di sambuco. Un vino con una bella beva, senza essere eccessivamente nervoso, piacevole per la sua freschezza, ma nulla di più.

r059_marlboroughNuova Zelanda - Marlborough - Saint Clair 2009 - Block 3

Marlborough è la più importante delle regioni viticole della Nuova Zelanda, con clima mite e assolato di giorno, fresco di notte. Asparago e foglia di pomodoro impattano violentemente sulle mucose nasali, ma subito dopo i profumi si addolciscono con il frutto della passione e la mandorla pralinata: le note fresche del vecchio continente condite con la nota tropicale di quello nuovo. Non tanti aromi di bocca, ma una bella beva e un’acidità che fa pensare ad un vino che non ha subito malolattica. Un finale non lunghissimo, con un ricordo quasi salino. Assaggiandolo dopo quasi un’ora si mostra ancora in tutta la sua freschezza, integro come all’inizio del servizio, indice di come questo vino sia in grado di reggere l’ossigeno senza cedimenti.

r059_sancerreFrancia - Sancerre - Guy Saget - Selection Première 2009

Siamo in Loira, con un vino che al naso inizialmente sprigiona solo sentori di lievito, come da fermentazione svolta da poco. I toni vegetali sono più smorzati rispetto ai precedenti, con sensazioni lievemente più minerali che in bocca si avvertono maggiormente. Un po’ ritroso, si apre nel bicchiere mostrando la sua vera natura, solo in un secondo momento.

r059_pouilly_fumeFrancia - Pouilly-Fumé - Guy Saget - Los Logerés 2009

Ha un’impostazione simile al precedente, questo Sauvignon proveniente dalla zona più vocata della Loira. Al naso si avvertono toni fruttati, di mela, anche se inizialmente è un po’ chiuso. Non si percepisce ancora la pietra focaia, carattere di evoluzione, ma la mineralità si esprime attraverso una nota quasi gessosa. Più morbido e ricco del precedente, in bocca è più prestante che al naso. Fresco, intrigante, ma ancora troppo giovane per mostrare tutte le caratteristiche tipiche del Pouilly-Fumé.

r059_lomondSudAfrica - Lomond - Cape Agulhas - Pincushion Sauvignon Blanc 2007

Al naso l’asparago si percepisce in modo netto, con una versione meno fresca di quella avvertita nel secondo vino. Sensazioni quasi piccanti, di senape in grani, di cren. In bocca la nota vegetale è prevalente e nasconde toni più dolci. Un vino tecnicamente ben fatto, pluripremiato, in cui si ha un buon equilibrio tra tutte le componenti alcoolica, estrattiva, glicerica, di acidità e sapidità. Molto persistente, si presta ad essere abbinato con un risotto con cime di rapanello e senape in grani, mantecato con un formaggio morbido o con un uovo all’occhio di bue, asparagi lessati e lamelle di tartufo bianco o, ancora, con una tartare di scampetti, ricciola e pistacchi di Bronte.

r059_balzicSlovenia - Blazic Borut 2006

Non filtrato. Bel colore luminoso, paglierino intenso con riflessi quasi dorati, per questo vino non filtrato. Al naso sensazioni eteree, balsamiche, mentolate su uno sfondo mieloso. Ogni tanto fanno capolino le note vegetali di ortica, fiori di sambuco, agrume fresco tipiche del vitigno. In bocca si percepisce il passaggio in legno e una nota affumicata che al naso non si avvertiva minimamente. Vino elegante, raffinato, impegnativo il cui abbinamento ideale è il classico pollo di Bresse, cucinato lentamente in coccio. Fra tutti i vini degustati è quello che più si discosta dall’impronta di freschezza tipica del Sauvignon.

15 aprile 2010