Bosnia ed Erzegovina, un territorio inesplorato e un tesoro vitivinicolo


Bosnia ed Erzegovina, un territorio inesplorato e un tesoro vitivinicoloAdriana Licciardello, insieme ai produttori delle 5 cantine di Trebinje, alla presenza del Console Generale di Bosnia ed Erzegovina, racconta il volto meno noto dei Balcani.

«Dobrodošli», benvenuti. Così comincia la serata Adriana Licciardello, siciliana di nascita e cosmopolita per vocazione che, con il suo profondo desiderio di comunicare e divulgare le tipicità locali che da sempre la appassionano, ci ha guidati alla scoperta di un territorio tanto sconosciuto quanto affascinante. Perché questa nazione incastonata tra i Balcani rappresenta da sempre una terra complessa, ricca di sfaccettature e contrasti, mezza europea e mezza orientale quasi totalmente ignorata dal mondo esterno, soprattutto dal punto di vista vitivinicolo.

In questa terra, però, il vino rappresenta il legame invisibile e duraturo con il territorio e con le generazioni passate, quell’elemento fantastico che permette di arrivare al cuore di questo popolo che proprio negli ultimi 20-25 anni si è orientato alla produzione di vini di qualità, nel rispetto delle tradizioni, ma al tempo stesso con il desiderio di sperimentare nuove tecnologie. Ai tempi della Jugoslavia, infatti, la produzione era gestita da compagnie statali che prediligevano la quantità rispetto alla qualità, mentre durante i conflitti degli anni ’90 i campi e i villaggi diventarono la linea del fronte e solo alla fine delle ostilità i contadini e le aziende hanno reinventato il proprio rapporto con la terra.


Il relatoreOggi sono cambiati molti aspetti e anche l’approccio alla viticoltura, specialmente nella zona dell’Erzegovina a cui si deve il 95% della produzione grazie alla mano di circa 11 mila produttori (solo 200 di essi possiedono più di 2 ettari). L’area più vocata del sud del Paese è quella intorno a Trebinje, una perla nascosta che sorge lungo le rive del Trebišnjica circondata da montagne rocciose e carsiche: il fiume, le alture ricoperte di erica, assenzio ed erbe mediterranee, il vento che soffia dall’Adriatico, i quasi 270 giorni di sole annui e una temperatura media di 14°C rendono questa zona perfetta per la viticoltura.

In questo speciale terroir si sono perfettamente adattati due vitigni che hanno fatto la storia e il successo dell'enologia in Erzegovina meridionale: la žilavka, un vitigno autoctono dall’ottima acidità che oltre i 200 m s.l.m. si esprime con un vino bianco armonico e dal gusto pieno e fresco, apprezzatissimo dall'imperatore d'Austria, e il vranac, un vitigno della zona macedone e montenegrina, geneticamente imparentato con il primitivo, che qui regala un vino rosso intenso, molto espressivo e ricco di profumi.

Adriana guida la serata e la degustazione delle otto etichette coinvolgendo in prima persona i produttori per farci scoprire tanti diversi aspetti di questa terra e così in successione ciascuno di loro prende la parola: nessuno parla in italiano, ma la voce di tutti rivela emozione e orgoglio per la propria terra e per il proprio lavoro.

Il primo ad alzarsi è Radovan Vukoje del Prodrum Vukoje 1982 che trasmette la “devozione” per il suo territorio che si può riassumere nella frase «la pietra è l'anima del mio paese, il mio paese è l'anima del mio vino». Nel suo intervento celebra il suo territorio e il potente vino rosso dell'Erzegovina, ma esalta anche quei vitigni internazionali che qui hanno trovato una buona dimora, come il merlot e il syrah. Perfettamente in linea con questa filosofia sono i suoi vini che nascono nella zona di Ušće: la žilavka nasce in quelle che erano le vigne dell’imperatore, un luogo in cui confluiscono i due fiumi Trebišnjica e Sušica e in cui si incontrano due diversi climi, quello mediterraneo e quello continentale.

Il secondo produttore che prende la parola è Milica Anđelić, l’unica donna produttrice di vino in Bosnia ed Erzegovina che racconta la nascita della cantina per merito dell’impero austro-ungarico che ha concesso alla famiglia del marito un vivaio per piantare le prime barbatelle della zona. Sono trascorsi 23 anni da quando è entrata per la prima volta nella sua cantina, gli anni sono passati, ma ancora oggi essere donna in Bosnia ed Erzegovina non è facilissimo perché una donna è ritenuta fortunata se rimane in casa e non lavora. Ma orgogliosa sorride del suo lavoro che quotidianamente la appassiona e le dà enormi soddisfazioni.


Il relatoreSegue l’intervento di Aleksander Berak, il più giovane produttore del Paese, che ha creato la Vinarija Berak nel 2005, a soli 18 anni. La cantina si trova completamente sotto terra, dove c’è da sempre una sorgente a 9°C che viene utilizzata per un raffreddamento naturale delle vasche di acciaio e per la stagionatura dei prosciutti. La cantina ha una forte tradizione familiare: suo padre era uno dei responsabili dell’azienda statale chiamata “Agrokop” che negli anni ‘70 aveva piantato le vigne da cui oggi il monastero di Tvrdos produce il migliore vranac.

Jovo Runjevac è l’unico produttore che non esegue una fermentazione controllata e che per il suo blend effettua una fermentazione in acciaio, un passaggio in botte grande, un secondo passaggio in acciaio, e imbottiglia solo su richiesta. Durante l’intervento racconta la tradizione per cui nel suo paese il vino buono è molto alcolico, sottolineando che ogni Natale ogni capo famiglia deve far assaggiare il miglior vino della casa agli altri e che solo 5-7 famiglie su 25 producono un vino che “prende fuoco”. Il bisnonno e il nonno erano tra i migliori produttori e da quando la cantina è passata nelle sue mani ha deciso di rimettere a dimora i migliori vitigni del villaggio - surac, kadarun, plavka, plavac mali e vranac - per creare un vino addirittura migliore.

L’ultimo a prendere la parola tra i produttori è Tihomir Kuduz, il direttore del Monastero serbo-ortodosso di Tvrdoš fondato dallo zar San Costantino e sua madre Jelena, dove per secoli i monaci hanno prodotto il vino necessario alle proprie necessità: nell’intervento racconta come è stata riscoperta nel 1996 la cultura del vino e di come il monastero si è aperto alla produzione per il mercato, nel pieno rispetto delle tradizioni della viticoltura monastica serba e della regione.

La degustazione

Žilavka 2018 - Prodrum Vukoje 1982
žilavka 95%, bena 5%

Il colore è paglierino chiaro con leggeri riflessi verdolini. Il profumo è variegato ed evidenzia sentori vegetali ed erbacei, note floreali di biancospino (dal vitigno bena), fruttate di pesca bianca acerba e di erbe officinali. In bocca è estremamente fresco e sapido e lascia un sentore leggermente ammandorlato sul finale. Un vino equilibrato, in cui la maturazione di 3 mesi in botte di rovere non si sente, sinonimo di una buona gestione del legno da parte del produttore e che può dare il suo massimo con l’evoluzione.

Žilavka 2018 - Andelic Vinski Podrum
žilavka 100%

Il colore è molto simile al precedente, ma i profumi sono totalmente diversi e qui la frutta esplode con sentori intensi di pesca. In bocca l’acidità è importante, ma è bilanciata da un buon contenuto glicerico e da una buona sapidità. Si chiude con un finale leggermente ammandorlato. Un vino intenso, risultato di una vendemmia manuale e di una fermentazione in acciaio.

Žilavka 2018 - Vinarija Berak
žilavka 100%

Il colore è leggermente più carico rispetto ai primi due ed è indicativo di una vendemmia a inizio ottobre. Al naso la frutta si sente meno rispetto al vino precedente, a favore della parte vegetale rappresentativa del primo vino. Anche in questo assaggio si sentono una buona struttura e un finale meno ammandorlato rispetto ai precedenti.

Demanie 2016 - Vinarija Runjevac
vranac 60%, surac, kadarun, surac, plavka, plavac mali

Il colore rubino è estremamente vivace e si accompagna perfettamente con i profumi di frutti rossi quali il mirtillo e la ciliegia, accompagnati da un gradevole sentore di agrume scuro che ricorda vagamente il chinotto. La parte floreale si sente, ma non è ben definita, così come in bocca, che invece esalta ancora la frutta. Il tannino non è troppo presente, c’è una buona freschezza e un finale di bocca molto pulito.

Vranac 2016 - Monastero di Tvrdoš
vranac 100%

La parte fruttata e quella floreale sono ben bilanciate e richiamano il tè, il karkadè, i mirtilli disidratati e i fiori, non freschissimi. L’assaggio è strutturato e di corpo, con un tannino ben presente, ma ammorbidito dall’affinamento in legno e che potrà evolvere con il tempo.

Vranac Reserva 2012 - Prodrum Vukoje 1982
vranac 100%

Questo vino ha un caratteristico colore rubino con lievi riflessi violacei, un carattere fruttato, che ricorda le ciliegie mature e i frutti di bosco, ma si sentono bene anche le note evolutive del cacao, del pepe e del tabacco e sentori mentolati. In bocca ha tannini morbidi e armoniosi, è pieno e fresco.


I viniVranac Selezione 2011 - Andelic Vinski Podrum
vranac 100%

Il colore, anche in questo caso, è vivo e intenso, mentre al naso la parte fruttata è presente come frutta sotto spirito, ma c’è già una nota evolutiva di pepe, cioccolato e sentori mentolati. In bocca è estremamente corrispondente con il naso: il tannino è ancora molto presente e migliorerà senz’altro con il tempo.

Vranac Reserva - Monastero di Tvrdoš
vranac 100%

Il rosso rubino è un po’ più scuro rispetto ai precedenti, ma nonostante i 5 anni in barrique è ancora vivo e tonico. Al naso si sentono una splendida nota di frutta sotto spirito, la vaniglia, il pepe, una nota mentolata in combinazione con il cioccolato e il tabacco. All’assaggio è rotondo, con un buon apporto tannico e un’ottima freschezza.

Grazie al fondamentale supporto di Gordana Radovanovic - responsabile di Slow Food Trebinje - nell’organizzazione della serata, abbiamo potuto conoscere questa parte così speciale dei Balcani, assaggiare i suoi vini, ascoltare i produttori e soprattutto - per noi che ascoltavamo - comprendere le loro parole.

La serata si chiude con le parole di Dragan Mihaljevic, Console Generale di Bosnia ed Erzegovina, che siamo onorati di aver ospitato nella nostra casa: dopo aver ringraziato per lo splendido scorcio di Bosnia ed Erzegovina fatto di passione, lavoro, determinazione e ovviamente vino, ci invita nella sua casa con un bel «Vidimo se tamo!, Vi aspettiamo!»