Il Nord Piemonte: il libro di Giorgio Fogliani


Il Nord Piemonte: il libro di Giorgio FoglianiIl Piemonte è tante cose: territorio dal blasone nobile, vede nel Barolo e nel Barbaresco le zone e i vini più conosciuti e amati. E ancora il Roero, il Monferrato e il Nord o Alto Piemonte: a questo areale è dedicato il libro di Giorgio Fogliani, pubblicato lo scorso giugno da Possibilia Editore.

Anche “Alto” è tante cose, se pensiamo alla latitudine più a Nord e alla qualità espressa dalla produzione vitivinicola. Alto che è “altro”, perché è ancora un Piemonte da scoprire: 700 ettari vitati che un tempo erano 40.000, 11 denominazioni, 2 DOCG, 5 DOC comunali, 2 DOC di ricaduta, 2 DOC di montagna (Valli Ossolane e Carema). Un vitigno principe, il nebbiolo, con attori comprimari come la vespolina, l’erbaluce, la croatina e l’uva rara. Guyot e maggiorina come sistemi di allevamento, e terreni figli di un patchwork geologico fatto di depositi fluvioglaciali alla sinistra del Sesia (Fara, Sizzano e Ghemme) e di porfidi quarziferi rosa ferrettizzati alla destra del fiume, nella zona di Gattinara. E a Bramaterra porfidi, argille e sabbie, a Lessona sabbie marine gialle, e a Boca rocce vulcaniche e porfidi rosa del Supervulcano.


I relatoriL’esplosione di un grande vulcano, attivo 290 milioni di anni fa sul margine tra la placca asiatica e quella africana, ha provocato un rimescolamento di rocce dagli strati più profondi del pianeta: oggi porfidi e mega-brecce regalano colori al terreno che virano dal giallo al rosa, dal rosso al violetto, con tracce di colore nero a testimonianza delle stratificazioni laviche. Non manca nulla: Giorgio Fogliani ha dato voce (e parole) a un territorio di cui forse non si parla e conosce mai abbastanza.

Palermitano di nascita ma cresciuto a Verona, Giorgio è sommelier AIS e vive e lavora a Milano. Linguista innamorato del vino, con Samuel Cogliati e Possibilia Editore ha da tempo avviato un sodalizio letterario che ama le sfide. Alessandro Franceschini, Direttore Responsabile di Viniplus di Lombardia, ha intervistato i protagonisti di questo progetto.


Il moderatore«Com’e nata l’idea?». «Del Nord Piemonte non parla quasi nessuno. Dov’è il Nord Piemonte, cos’è?», interviene Samuel: «Possibilia doveva colmare questo vuoto». In assenza di “motivi enoici” nella primavera del 2019 sono iniziate le visite sul territorio e ai produttori. Il parto, come lo definisce Giorgio, non è stato immediato: la ricerca di materiale bibliografico, campioni, interviste. Un lavoro lento e meticoloso che ha visto ben 181 vini in degustazione. «Sono terre dove c’è voglia di rivalsa, di riconquista, di rimpianto del blasone perso», racconta Giorgio: terre che negli anni ’50 e ’60 hanno subito un depauperamento nel numero degli abitanti e degli ettari vitati.

«L’eredità di Mario Soldati è imprescindibile per capire questi territori, e la sua idealizzazione della civiltà contadina e della figura del vignaiolo hanno forgiato il percepito di queste zone», prosegue Giorgio. Sia Giorgio sia Samuel sottolineano l’importanza del nebbiolo, che coesiste con vitigni coprotagonisti, che in qualche modo lo riassestano e lo distinguono da altri territori; il Nord Piemonte re-interpreta il nebbiolo, dando spazio ad altre espressioni. Il Nord Piemonte fugge e sfugge alla logica del paradigma del monovitigno e trova nell’uvaggio la propria specificità.


I libriOggi il Consorzio dell’Alto Piemonte promuove produttori e territorio in ottica di sistema, e in questa direzione qualcosa sta cambiando: eppure queste zone sembrano non avere fretta, quasi per una ritrosia avita, un freno emozionale e imprenditoriale, una resistenza di marca sabauda che non ama e non incentiva lo slancio.

Il libro di Giorgio racconta anche questo pezzo di strada, percorso da diversi produttori che sono convinti che da soli non si vada da nessuna parte, e che forse l’unione faccia la forza. Un’opera che è viaggio, racconto, immagine: un libro da leggere e da vivere, un biglietto di prima classe per conoscere l’Alto Piemonte.

Vini in degustazione

Vespolina 2016 – Mirù
Il naso è fragrante, immediato, gioviale e giocoso; un naso che Samuel definisce da “trattoria”, nel senso più alto, libero e vero dell’espressione. Una complessità spontanea, che non cerca sofisticazioni. Un vino che non ha timore di essere se stesso, che mantiene il suo carattere spontaneo. Un vino che mette in dubbio il fatto che la vespolina sia solo uno sparring partner del nebbiolo, conferendo invece personalità e identità al vitigno.

Ghemme dei Mazzoni 2013 - Mazzoni
Nebbiolo in purezza. Percezione netta del vitigno, con ricchezza di frutto, tannino con grana incisiva. Al palato si coglie il legno: sentori di rovere diffusi che tuttavia non minano l’equilibrio tra maturità e freschezza sostenuta che lo trascina.

Bramaterra 2012 – Antoniotti
Un vino che nasce da un territorio immerso nel bosco, difficile da capire a livello geologico per l’eterogeneità del terroir. Sorprende per il patrimonio di finezza che esprime. Il vino dà voce all’immortalità del rosso, con un potenziale di invecchiamento infinito. È ricco di scheletro interno piuttosto che di muscoli: sensazioni ematiche finali personalizzano il sorso.


I viniBoca 2010 - Le Piane
Un intervento di Samuel sottolinea che nella zona del Boca questa cantina ha “suonato la carica”: il produttore svizzero Christoph Kuenzli ha visto oltre e ha contribuito allo slancio dell’intero areale. Il vino degustato festeggia il decimo compleanno, ma ha l’agilità di un ragazzino: la minuzia della grana salina lo smarca dall’estrazione tannica, dalla potenza che lo caratterizza. È l’elemento che si imprime nella memoria.

Omaggio a Quintino Sella 2008 - Tenute Sella
Purezza gustativa finale che si fonde nelle dolcezze conclusive. È meno puntiglioso rispetto agli altri vini, un po’ meno risolto, con un finale dolce aromatico e con una quota acida che in qualche modo lo rendono meno preciso. Acidità e dolcezze lievemente scisse per un risultato finale comunque piacevole.

Gattinara Molsino 2004 – Nervi
L’areale più famoso e conosciuto del Nord Piemonte che ha intercettato anche investitori importanti. Il tannino è asciutto, ma il finale è ricco e avvolgente. Gli anni hanno tolto un po’ del carattere graffiante e indomito del Gattinara, ma le note agrumate affiorano con eleganza tra sentori di frutta sotto spirito.