Il futuro del vino del Nuovo Mondo è oggi


Il futuro del vino del Nuovo Mondo è oggiDel terzo appuntamento di Annessi e Connessi con Guido Invernizzi, dedicato a Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica, ricorderemo a lungo il senso del viaggio, in assenza di preconcetti, che abbiamo vissuto, trovandoci di fronte a tre Paesi dove il vino, giorno dopo giorno, arriva a dare soddisfazioni straordinarie.

Se “nuovo” e “vecchio” mondo fanno riferimento a una logica temporale, possiamo dire che queste zone hanno viaggiato nell’ultimo secolo a una velocità doppia rispetto al resto del mondo, recuperando il gap storico con l’Europa, e arrivando a esprimere qualità sempre più elevate.

La Nuova Zelanda, l’isola dalla grande nuvola bianca, è composta da due isole, una al Nord e una a Sud. All’olandese Abel Tasman, primo europeo ad approdare su queste coste nel 1632, si deve il nome di Tasmania. Quasi due secoli dopo arrivò la vite e nel 1833 James Busby produsse il primo vino neozelandese mentre a Hawke Bay, nel 1851, nacque la prima zona vitivinicola. Una terra in crescita, investita all’inizio del Novecento dall’arrivo della fillossera e, in seguito, dal Proibizionismo che solo dopo il 1970 iniziò a rivedere la luce. Proprio in quell’anno nacque infatti il primo sauvignon blanc ad Auckland e 3 anni più tardi a Marlborough. Nel 1980 vi fu la liberalizzazione del mercato.

I vitigni dell’isola sono tutti internazionali, importati dall’Europa. Dal punto di vista climatico la Nuova Zelanda è uno dei pochi Paesi al mondo dove insistono tutte e quattro le zone termiche, dalla più tropicale alla più fredda. Il clima è temperato marittimo, quasi subtropicale in Northland, più fresco e perturbato a Otago. La parte settentrionale dell’isola del Sud è molto soleggiata, 2500 ore di sole all’anno, mentre la parte meridionale ne ha solo 1600.

I terreni sono molto diversi: nell’isola del Nord un vero e proprio patchwork geologico: argilla compatta, limo, residui vulcanici con ghiaia e terre rosse, calcare e ciottoli. Nell’isola del Sud vi è prevalenza di terreno di origine morenica glaciale, sassoso e argilloso, gesso, micascisti, sabbia con ottimo drenaggio. Il vitigno bandiera è sicuramente il sauvignon blanc, che caratterizza il 50% della produzione neozelandese: un sauvignon molto diverso rispetto a quella francese, caratterizzato soprattutto da grandi profumi, con sentori di natura vegetale, ma anche di rosa e di limone, floreali e fruttati.


La piantinaA Marlborough viene prodotta la maggior quota dei vini destinati all’export, in particolare sauvignon blanc dall’intensità penetrante di frutta, note erbacee tropicaleggianti, sentori minerali e alta acidità. Non dimentichiamoci che il sauvignon blanc è la varietà che presenta composti di tioli varietali in quantità elevate. Gisborne ospita un mix di grandi produttori e cantine boutique che presentano nuove varietà e siti di vigneti: questa è la zona che regala i migliori chardonnay del Paese. Hawkes Bay è la zona più vocata per i vitigni a bacca rossa, ed è la seconda più grande regione vinicola della Nuova Zelanda: qui si possono trovare blend bordolesi straordinari, pinot grigio di matrice alsaziana, syrah di elevata qualità. Il Paradiso terrestre del pinot nero è nella zona di Wairarapa, a 30 km dal mare: il clima è semi-marittimo, fresco e asciutto, con grandi escursioni termiche che consentono una perfetta maturazione delle uve per vini di grande complessità. Il pinot nero è il fiore all’occhiello della regione: ricco, aromatico, caldo, sapido, offre struttura e sapidità. Il syrah è una grande promessa: elegante, profumato e speziato; sta sostituendo cabernet e merlot climaticamente più complessi. Abbiamo poi vitigni come il gewürztraminer neozelandese che si affaccia al panorama della vita e cultura neozelandese suscitando interesse.

L’Australia vitivinicola si caratterizza per oltre 149.000 ettari vitati per 13 milioni di ettolitri di vino prodotti. L’Australia non è solo paesaggio incontaminato, senso di libertà: dal punto di vista enologico si tratta di una realtà importante, l’ottavo produttore di vino al mondo. E ne produce più di quanto se ne consumi al proprio interno, rivolgendo la propria produzione soprattutto a mercati come gli Stati Uniti, con un livello competitivo sovrapponibile ai più importanti Paesi europei. Il rapporto qualità-prezzo è in effetti vincente, laddove le cantine hanno raggiunto un eccellente livello qualitativo, frutto anche del ricorso a pratiche enologiche e tecnologie fortemente all’avanguardia.

La vite, in Australia, è arrivata all’inizio dell’Ottocento, importata forse dal Sudafrica. L’Australia è il Paese con il maggior numero di emigranti al mondo e con il maggior numero di vitigni: un crogiolo di passaggi e di incroci. I terreni sono antichissimi: quello più famoso è il terra rossa, argille antichissime fertili, alluvionali e sabbiose. Il vino si fa dove c’è un clima fresco: la Barossa è una regione di grandi vini rossi, di origine antica, con un clima mediterraneo. La produzione è prevalentemente concentrata nel sud dell’Australia, in particolare nel Nuovo Galles del Sud, nell’areale di Victoria e nelle città di Sydney, Canberra, Melbourne e Adelaide. Anche la Tasmania rappresenta un distretto interessante, così come le aree del Queensland e dei territori settentrionali, anche se in quantità più limitata.

I vitigni a bacca bianca più coltivati sono il riesling, lo chardonnay e il semillon, mentre i protagonisti a bacca nera sono il cabernet sauvignon e lo syrah che in Australia prende il nome di shiraz, ed è il vitigno più allevato. In Australia abbiamo il classico blend da uve grenache, shiraz e mourvèdre (GSM), che ha una lunga tradizione. Oggi sempre più prende piede il viognier, che i francesi chiamano l’”untuoso”. Lo shiraz ha un profilo aromatico importante e particolare, dove la molecola che ha il nome di rotundone dà note speziate e pepate, con sensazioni di piccantezza. Il riesling dell’Australia dell’areale di Clare Valley esprime note di rosa, violetta, mela, pera, albicocca, con note di idrocarburi.

Il Sudafrica è un mondo ancora tutto da scoprire, anche se da oltre 350 anni registra la presenza di insediamenti vitivinicoli ed è oggi il settimo produttore di vino al mondo. Il clima è temperato mediterraneo più fresco a ovest, con le catene montuose del Capo e la corrente fredda del Benguela, con brezze marine che arrivano a spirare a una velocità anche oltre i 50 km/h.

Il Capo di Buona Speranza è l’areale dove si produce la maggior parte del vino sudafricano: Constantia, Stellenbosch, Paarl, Franschhoek, Hermanus sono le aree maggiormente vocate a una produzione di qualità. Dal punto di vista geologico il territorio del Sudafrica - “cradle of Humankind”, culla dell’umanità - è molto antico e risale al precambriano (950 milioni di anni fa). ll terreno è a prevalenza arenaceo (zona del Capo), granitico e scistoso che si fa sabbioso e argilloso lungo le coste, rappresentando condizioni ideali per la coltivazione della vite, così come il clima umido e temperato.


Il pinotageLa matrice dei vitigni è di impronta tipicamente francese, a eccezione del locale pinotage, un incrocio fra cinsault e pinot nero. Il pinotage è il vitigno sudafricano, creato nel 1925 dal Prof. Abraham Izak Perold, caratterizzato da un buon livello zuccherino, tannico e dall’elevato contenuto di resveratrolo. Dalle due uve è nato un vitigno dalla maturazione precoce, grappoli e acini piccoli, buccia pruinosa e dalla media vigoria. Ad alte temperature di fermentazione sviluppa il tipico odore di acetone, vernice spray, “rusty nails”. Cresce bene sia in stress idrico che con irrigazione supplementare. Esiste nella versione rosé, rosso frizzante, cap classique (nome usato in Sudafrica per indicare vini spumanti prodotti secondo il Metodo Classico) e simil Porto.

Città del Capo è il centro dell’enologia sudafricana, e Stellenbosch ne è il motore pulsante: è la zona più vecchia dopo Constantia e rappresenta il 16% della produzione annua di vino, con un clima leggermente più caldo di Bordeaux; qui cabernet sauvignon, merlot, pinotage e shiraz di grande finezza, eleganza, pulizia. Oltre al pinotage (coltivato per circa il 7% della superficie viticola), cabernet e merlot sono i protagonisti di una produzione che è alla ricerca di un’identità e di una tipicità differenzianti. Altri vitigni impiegati sono cinsault e syrah, mentre tra i vini bianchi si producono vini con uve chenin blanc (qui chiamato steen), colombard, chardonnay, sauvignon blanc, moscato d'Alessandria, sémillon e crouchen, che localmente assume il nome di “riesling del Sud Africa” anche se nulla ha a che vedere con questa varietà internazionale. Elgin, a sud di Città del Capo, è una regione dai vini straordinari, dove si registra il vero effetto dell’oceano. Questa è una delle zone più fredde al mondo che produce vini straordinari: qui si produce del Pinot nero di un livello qualitativo altissimo, che nulla ha da invidiare a quelli francesi. In Sudafrica si producono formidabili vini da dessert, vini fortificati simili a Porto, Sherry e VDN francesi, mistelle, laat oes (vendemmie tardive), spesiale laat oes (simil Beerenauslese in cui si possono impiegare anche uve botritizzate), eden laat oes (da uve botritizzate simil TBA, Trockenbeerenauslese) con risultati molto interessanti. Inoltre, stanno arrivando in Sudafrica anche vitigni italiani, in particolare vermentino, sangiovese, primitivo, nero d’Avola con ottimi risultati.

In degustazione:

Sauvignon Blanc Pioneer Block 3 - Saint Clair (Marlborough): al naso una via di mezzo tra pompelmo e frutto tropicale, cristallino, ben dotato di acidità e con alcol ben gestito, presenta ricordi di sedano, peperone, papaia, mango. È un vino pieno, pulito, di grande impatto, eleganza, con effetto finale dissetante e rinfrescante.

Pinotage 2018 – Diemersfontein (Wellington): vinificato con l’inserimento in vasca di assi di barrique francesi smontate. Noto come “The original Coffee Chocolate Pinotage”, al naso presenta noti evidenti di cioccolato fondente e caffè, con un ricordo di menta e prugne cotte. Perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, molto equilibrato con tannini vellutati e sensazioni di grande intensità e persistenza.