Alle origini del vino: Armenia, Georgia, Azerbaijan e Uzbekistan


Alle origini del vino: Armenia, Georgia, Azerbaijan e UzbekistanUn viaggio lungo l’antica via della seta, sulle sponde del Mar Nero e del Mar Caspio, tra paesaggi mozzafiato, culture millenarie e un legame antichissimo con la vite e il vino.

Grazie al grande trasporto e alla meravigliosa conoscenza di Guido Invernizzi di anfore interrate, vitigni autoctoni antichissimi e una cultura legata al mondo del vino dalle origini millenarie abbiamo scoperto tre aree del mondo davvero lontane dai riflettori: Armenia, Georgia e Uzbekistan che portano già nel nome immagini evocative dei tempi passati, fatti di una grande quantità di vitigni autoctoni e tecniche di vinificazione che si tramandano da secoli.

Da sempre Guido Invernizzi ci accompagna alla scoperta di mondi vitivinicoli spesso sconosciuti al grande pubblico, ma questa volta ha davvero superato se stesso facendoci scoprire tre aree geografiche in cui è nato il concetto di vitivinicoltura. Proprio 6.500 anni fa, infatti, la vite si è originata da un quadrilatero di terra che va dai Monti Zagros all’Armenia, dalla Georgia all’Uzbekistan.

L’Armenia

Chiamata originariamente Hayastan, ossia “la terra di Haik" (stan è il tipico suffisso persiano per indicare un territorio), è oggi considerata “the land of the vineyards”, grazie anche al ritrovamento della Areni-1 cave nel 2011: all’interno della grotta di Areni è stata scoperta, nel gennaio 2011, la prima azienda vinicola conosciuta al mondo in cui sono state ritrovate 480 anfore con la data di produzione (forse il primo millesimo della storia!), tini di fermentazione, un torchio, barattoli di stoccaggio e frammenti di ceramica risalenti a 6.100 anni fa.

L’ArmeniaL’Armenia è prevalentemente costituita da un territorio arido e montuoso, caratterizzata da tantissimi vulcani spenti che formano altopiani e colline in cui il livello moderato di umidità e le intense escursioni termiche favoriscono la produzione di vini sapidi, freschi, ricchi di profumi e dal caratteristico elemento vulcanico che è ben presente.

Dal punto di vista geografico, l’Armenia è divisa in cinque grandi zone: la più estesa Valle dell’Ararat, con oltre 12.000 ettari vitati; l’area di Vayots Dzor, nel sud del Paese, probabilmente la più antica e vocata, dove sono presenti i vigneti di areni e vosker più alti del Paese (fino a 1.600 m s.l.m.) in cui l’altitudine conferisce alle uve un’ inconfondibile eleganza e finezza; Aragatsotn, ricca di querce e una natura meravigliosa; Tavush, che non ha nulla di particolare pregio; Nagorno Karabakh, al confine con l’Azerbaijan in cui le tensioni diplomatiche recenti la rendono poco sicura e di scarso utilizzo per la viticoltura, nonostante le elevate potenzialità.

Gli oltre 400 vitigni autoctoni sono coltivati quasi tutti a piede franco: i terreni vulcanici, l'altitudine e la posizione isolata del Paese fanno dell’Armenia uno dei pochi luoghi al mondo rimasti indenni dal flagello della fillossera. L’areni è il principale vitigno a bacca rossa, tra i più pregiati del Paese, caratterizzato da una buccia spessa e pruinosa per resistere alle forti escursioni termiche, al freddo e alle malattie. Può essere coltivato senza sofferenza fino a 1400 m s.l.m. per regalare vini dalla straordinaria finezza e grandiosa eleganza, che si prestano bene all’affinamento nel tempo. ll vosker, letteralmente “bacca d’oro”, è invece il vitigno a bacca bianca più diffuso: assomiglia allo chardonnay e al viognier con caratteri davvero peculiari che lo rendono perfetto per la realizzazione di vini liquorosi. Tra gli altri vitigni interessanti ci sono il kangoun e il khndoghni. Quest’ultimo, il cui nome deriva dalla parola armena “risata”, è presente anche in Uzbekistan ed è caratterizzato da un alto contenuto di tannini. Offre vini con interessanti note di frutti neri e blu, di zucchero filato e di terra.

I vitigniNella storia del vino armeno la maggior parte delle uve era destinata alla produzione del brandy che si affermò come il prodotto-simbolo del Paese. Negli ultimi anni si sta assistendo alla rinascita e al rilancio del vino armeno, anche se è ancora molto difficile parlare di uno stile univoco. In generale i vini armeni sono caratterizzati da un residuo zuccherino che li collocano, secondo i nostri parametri, tra l’abboccato e l’amabile.

Nei vini armeni si riesce ad assaporare ancora qualcosa di ancestrale, mistico e remoto, difficile da decifrare, ma anche difficile da dimenticare, una volta compreso.

La Georgia

Se gli esperti stanno ancora dibattendo se la Georgia possa essere considerata “the cradle of humankind", è senza dubbio considerata "the cradle of wine" dal momento che è qui che si trovano le più antiche tracce di presenza della vite, datate più di 9.000 anni fa. Significativo è anche il vocabolario legato alla vite, proprio a significare quanto questa pratica abbia sempre fatto parte della vita e della tradizione della Georgia: vi si trovano oltre 1200 parole che riguardano la vite e la viticoltura e ben 32 parole fanno riferimento alla maturazione del vino (per fare un confronto, basta ricordare che in Italia ne abbiamo solo 4).

Ma oggi, questa terra è anche il punto di riferimento per i tanti produttori che hanno deciso di sperimentare la millenaria tecnica di conservazione del vino nei qvevri.

Le principali e più significative zone vinicole sono cinque, rispetto alle undici complessive: Kakheti è la zona più importante, a est del Paese, in cui viene prodotto quasi il 70% del vino di qualità georgiano. È famosa per i vini, principalmente bianchi, vinificati a una temperatura intorno ai 20 °C in anfore di terracotta chiamate kvevri, interrate, con l'interno spalmato di cera d'api. La vinaccia rimane a contatto con il mosto, durante la fermentazione, per almeno dieci giorni e ad anfora aperta mentre la macerazione, che dura da uno a sei mesi, avviene in anfore chiuse con un coperchio di legno. Secondo la tradizione popolare, ogni famiglia interra un'anfora alla nascita di un figlio che viene aperta solo al suo matrimonio. Questa pratica è tuttora attuale tant’è che sono tantissime le anfore che trovano collocazione nei cortili e nei giardini delle case. Durante questo lungo periodo di tempo il vino, il cui contenuto alcolico è piuttosto elevato, diventa giallo scuro e tannico.

Le altre quattro zone sono: Imereti, una regione centrale protetta dai venti in cui solo il 75% del vino viene messo in anfora e che, pertanto, ha colori più chiari, minore alcolicità e minore astringenza; Kartli, al centro del Paese, caratterizzata da un clima caldo e secco; Racha, in cui prevalgono i vitigni autoctoni; Guria, dal clima umido e più adatto alla coltivazione di frutta e verdura.

MtsvaneIn Georgia si contano più di 500 vitigni autoctoni, di cui solo una trentina circa vengono vinificati. Il vitigno principe bianco è il rkatsiteli, che significa “dal peduncolo rosso”, dalla buona acidità e grande versatilità che gli permette di essere utilizzato per ottenere diverse tipologie di vini caratterizzati dal profumo di noce moscata e frutta. Il vitigno rosso per eccellenza è il saperavi, che significa “colorato” che regala vini profondi e strutturati dallo stile simile a quello bordolese, perfetto per l’affinamento (si dice il più longevo in assoluto). Tra gli altri vitigni principali ci sono il mtsvane da cui si elaborano bianchi minerali e fruttati, e il chkhaveri, un’antica varietà a bacca rosa scuro che si sviluppa bene sui suoli calcarei dei versanti freschi esposti a sud dove l’umidità è ridotta, ed è particolarmente adatta alla vendemmia tardiva (con vendemmia a metà novembre) e alla realizzazione di vini rosati.

Nei vini georgiani si assapora la tinta “eno” del territorio, ma anche quel sapore di vini segnati da vigore naturale, tannicità mediamente importante e rustica personalità.

L’Azerbaijan

Secondo il professor Patrick McGovern, si tratta della seconda regione più antica dal punto di vista vitivinicolo, ma che l’Azerbaijan sia una nazione dalla cultura antichissima è comprovato dai ritrovamenti archeologici che attestano la conoscenza della vinificazione già nella tarda età del bronzo. Nei secoli, la produzione del vino non si è mai interrotta, ma ebbe un notevole incremento su ordine dell’imperatore Alessandro I che, nel 1815, inviò i tedeschi di Württenberg a fondare una colonia nel Caucaso dove si trasferirono circa 500 famiglie. Questi coloni erano viticoltori e vinificatori e una volta giunti in Azerbaijan continuarono a occuparsi della loro attività tradizionale, tanto che i vigneti svolsero fin da subito un ruolo cruciale e alcuni fondarono addirittura importanti società di capitali produttrici di vini.

L’AzerbaijanIn Azerbaijan le produzioni sono concentrate intorno alle quattro aree geografiche di Ganja, Qazakh, Shirvan e Gabala. Qui, nonostante la presenza di numerosi vitigni autoctoni e le profonde radici nella tradizione millenaria, il vino di qualità viene prodotto con vitigni internazionali quali merlot, chardonnay, viognier e cabernet sauvignon.

L’Uzbekistan

La scoperta della viticoltura dell’Uzbekistan, terra del principe mongolo Uzbek Khan, è stata una piacevole sorpresa e novità. Quando si pensa a questa ex-repubblica sovietica risuona probabilmente il nome della mitica città di Samarcanda e non quello dei suoi vini, nonostante qui si trovino più di 130mila ettari vitati, oltre 40 vitigni autoctoni e una produzione annua di vino che supera i 20 milioni di litri.

La coltivazione delle circa 40 varietà si concentra principalmente nel sud del paese: intorno a Samarcanda, a Bukhara e a Tashkent, nelle regioni del Surkahandarya e nella valle di Fergana si coltivano soprattutto il saperavi e il rkatsiteli, mentre con le altre uve autoctone, principalmente bianche, vengono realizzati vini semplici e beverini. I terreni sono derivanti da una depressione geologica con sedimenti, argille, carbonati marini del Permiano-Triassico.  Si trovano 4 diversi suoli. Kastanozem: loess, nelle zone più aride; Chernozem: più sostanze organiche cementate da calcio; Sierozem: terreno calcareo su base carbonatica; Redzina: è un terreno più giovane su substrato pietroso calcareo.

L’ultima slide è una perfetta citazione per concludere la serata:
«In Georgia si beve alla mattina e poi si sta bene tutto il giorno»
O forse è un consiglio da cui prendere spunto?