Monferace. Quando il Grignolino non teme il tempo


Monferace. Quando il Grignolino non teme il tempoComplessità e longevità non sono termini associati al Grignolino nella communis opinio. L’associazione Monferace sta dimostrando invece che la maturità può esaltare l’eloquenza di questo storico vino ottenuto dall’omonimo autoctono del Monferrato Aleramico, e la serata condotta da Francesco Ferrari ne è stata ulteriore evidenza.

Già descritto nel 1249 con il nome Barbexinus in un documento dei monaci del Capitolo di Sant’Evasio di Casale Monferrato, il grignolino sarebbe una delle più antiche varietà del Piemonte ed è interessante rilevare che in passato fu sovente destinato a produzioni di alto rango: non a caso conobbe il momento di massima notorietà nell’Ottocento, quando Re Umberto I di Savoia ne fece pubblici elogi e lo scelse come vino di corte. La sorte successiva, però, non ha certo arriso al vitigno. La produzione, già gravemente colpita dalle crittogame e dalla fillossera, si contrasse ulteriormente dopo il secondo conflitto mondiale. Il grignolino esige, infatti, suoli asciutti e sabbiosi nonché particolari cure in fase di vinificazione per via dell’imponente presenza di vinaccioli all’interno dell’acino. Allo stesso tempo, l’antica nobiltà della cultivar venne via via offuscata da una produzione corriva e di scarsa personalità, risultato di una viticoltura meccanizzata, di trattamenti fitosanitari e pratiche enologiche invasive.

Francesco FerrariAi giorni nostri il grignolino si fa alquanto marginale e l’esile presenza stenta a farsi notare. La varietà copre meno del 2% della superficie vitata del Piemonte e la sua diffusione rimane prevalentemente localizzata nel cuore del Monferrato storico, areale comprendente ventiquattro comuni che si estende su trenta chilometri tra Casale Monferrato, Asti e Alessandria. L’enografia contemporanea si dirama in tre DOC: il Grignolino d’Asti (assurto al rango di denominazione per primo, nel 1973), il Grignolino del Monferrato Casalese (istituito nel 1974) e infine la denominazione di ricaduta, Piemonte Grignolino.

La varietà paga, dunque, lo scotto di un passato recente che ha affibbiato al Grignolino l’etichetta di vini di pronto consumo. Per giunta, il sempiterno malinteso del nesso fra colore pallido e assenza di complessità non aiuta certo a riscattarne la fortuna. Un’inversione di tendenza, tuttavia, comincia a farsi strada: nel 2016, quattordici produttori di talento si sono riuniti sotto il nome Monferace, antico vocabolo del Monferrato Aleramico usato per evocare le sue colline generose. È nata così un’associazione meritoria che punta sulle potenzialità della cultivar in termini di struttura tannica e longevità. Come riporta Guido Alleva, Presidente dell’Associazione, il grignolino è varietà profondamente territoriale che ben si confà alla matrice geologica del Monferrato (suoli prevalentemente marnosi-calcarei con vene di arenarie fossilifere, esito del mare di milioni anni fa); e, complice un’acidità pervicace, a lunghi periodi di affinamento che ne mettono in evidenza il telaio tannico. Si tratta invero di un vitigno non adatto a tutti terroir, esigente in termini agronomici, che predilige tempi appropriati per liberarsi dalla tenaglia acido-tannica e cominciare a raccontarsi compiutamente. Ecco perché lo statuto dell’associazione gira attorno a un disciplinare particolarmente severo, lungo, che richiede una perizia vinicola al di sopra della media, ossia: base ampelografica costituita da solo uve grignolino; sesto d’impianto fitto per densità (non meno di 4000 ceppi per ha) e rese non superiori a 7 tonnellate per ettaro. Inoltre, l’affinamento si protrae per 40 mesi dal primo novembre dell’anno di vendemmia, di cui almeno 24 in botte.

È stata la vendemmia 2015 a tenere a battesimo il primo Monferace e dalla degustazione condotta da Francesco Ferrari si evince che la cultivar contiene pressappoco tutti gli attributi che servono per ottenere nettari specchi del millesimo, di notevole caratura ed espressività, che vanno ben oltre quella di un modesto “vinello”.

 

La Degustazione

Sul piano visivo, i tredici vini assaggiati sono accomunati - alcuni con qualche sfumatura in più – da una componente cromatica scarica.

Grignolino del Monferrato Casalese DOC Solista Bricco San Pietro 2020 - Cinque Quinti
Valutazione resa difficile dalla sua gioventù, quel che si evidenzia è l’esuberanza dei profumi che spazia dalle note floreali (che riconducono al geranio e alla rosa canina), ai toni di piccoli frutti di bosco (ribes, lampone) e alle sfumature vegetali. Di scorciatoie legnose, nessun segno. È fibroso e compatto in bocca, eppure la morsa tannica è cesellata, non invadente. A oggi richiama l’attesa, ma promette bene.

Grignolino d’Asti DOC Fiamengh 2015 - Tenuta La Fiammenga
Fulgido esempio di manifattura curata nella levigatezza del tratto olfattivo - tutto giocato sulla spezia dolce, il candore fruttato e un balsamico di pino - e nell’andamento gustativo, terso, che fa filtrare dritto il sorso: risolutamente sapido, di un’ascendenza quasi iodata e dotato di una qual freschezza che si fa impetuosa. Lo chiude un finale screziato da note ammandorlate, senza alcunché di artificioso. In beva ora, seppur il vino non abbia ancora dimostrato il suo lato migliore.

I vini

 

Grignolino del Monferrato Casalese DOC Uccelletta 2015 - Vicara
Profilo corroborato dalla generosità del frutto macerato e abbellito da una vena di fiori appassiti. Qui è la nitidezza chiaroscurale del disegno a colpire nel segno. Saporito, coordinato e prodigo di movenze, il ricamo del sorso ne esalta la dote di gradevolezza. Trova la sua dimensione nel finale, di avvincente persistenza.

Grignolino d’Asti DOC Monferace 2015 - Fratelli Natta
Come intuibile, vista la peculiarità dell’annata - sostanzialmente calda e luminosa - il quadro olfattivo è possente ed estroverso: forse non immune dall’influenza del legno, con l’ossigenazione schiude pennellate di rosa e viola, un timbro pepato, profumi di liquirizia nera e rosmarino. La beva, dal canto suo, è vibrante, accompagnata da una subitanea freschezza che innamora e da un tannino soffice, gestito alla perfezione. Pura eleganza da lasciar riposare in cantina per diversi anni.

Grignolino del Monferrato Casalese DOC 2016 Bricco del Bosco Vigne Vecchie – Accornero
L’avvolgenza aromatica palesa la bontà di un frutto scuro, della spezia dolce e delle erbe aromatiche. La bocca è convincente, sottile e persistente, di una finezza che avvolge e non abbandona ma casomai riempie. Bella chiosa tra sapidità ed echi balsamici. Un cesello di suadenza dalla plausibile longevità.

Grignolino d’Asti DOC Monferace 2016 - Tenuta Santa Caterina
Esprime un mondo aromatico disteso, platealmente fruttato. La freschezza balsamica sposa l’anice e preannuncia un sorso fresco, sancito dal marchio tannico. Un risvolto di china trattiene la tensione fino all’epilogo, che si fa leggermente amaricante per via delle caratteristiche del vitigno. Una materia enfatica, insomma, che non si maschera e può essere bevuta adesso o da attendere. L’apice potrebbe essere ancora di là da venire.

Grignolino DOC Monferace Brasal 2016 - Agricola Sulin
Lo spettro dei profumi trova conforto nello sviluppo della frutta scura (mora di gelso, ribes nero) e un ricordo di cipria. Tuttavia, la tensione del sorso si fa apprezzare per la sua presenza scenica: volitivo, vigoroso, tannico e grintoso. Chiude nei ritorni di erbe aromatiche e la sottigliezza ne risente. Pronto, ma potrebbe rivelarsi ancor più focalizzato con ulteriore invecchiamento.

MonferaceGrignolino del Monferrato Casalese DOC Monferace 2016 – Alemat
Primo vino con note di evoluzione in evidenza. È tanto esuberante e contrastato nei profumi (con una nitida appendice di pot pourri) quanto saldo e potente al gusto, dove il contributo del tannino e della freschezza balsamica tende a facilitarne scorrevolezza e dinamicità. Ha dalla sua parte la materia, la progressione senza nocumento e una personalità che non si dimentica. Lascia facilmente intuire che vi siano notevoli margini di evoluzione.

Grignolino del Monferrato Casalese DOC Monferace Golden Arbian 2016 - Angelini Paolo
Silhouette olfattiva di lodevole complessità in cui prevalgono spezie e frutti gradevolmente non dolci. Nella levità del sorso, il tannino è presente ma levigato mentre la flessuosa freschezza e il finale di sottobosco autunnale portano di buona voglia al riassaggio. Destinato a evolvere.

Grignolino del Monferrato Casalese DOC Monferace 2016 - Tenuta Tenaglia
Il puntiforme disegno aromatico accoglie accenti di frutta scura macerata e il fruscìo di un balsamico di menta. Una trama acida viva e portante dà piacevolezza a un vino che non si fa mancare né riconoscibilità né sapore. Coeso fino all’epilogo dall’infinita persistenza. Così è. E così dovrebbe rimanere, da qui al futuro.

Monferace 2018 - Liedholm
Altro naso di superba prestanza nonostante la componente legnosa (in fase di integrazione). Mirabile la personalità del gusto: la tendenza a distendersi più ampio che verticale viene provvidenzialmente calmierata dalla lama acida rendendogli una freschezza inaspettata; e il tannino, pur graffiante, non arresta la progressione. Bastevole per scommetterci su.

Monferace 2019 (campione da botte) - Hic et Nunc
Molto composto per essere un campione spillato dalla botte. Il naso, nervoso e accompagnato da una peculiare vinosità, dispiega via via accenti di spezie e opulenza fruttata. Il palato è reagente, seppur ancora un poco spigoloso. La tipicità di una gioventù che saprà lasciare i dovuti spazi alla distensione e al dialogo. Vino di ottime prospettive da approcciare una volta sigillato per capirne tutto il talento.

Monferace 2020 (campione da botte) - Cascina Faletta
Gli aspetti che emergono di più in questa fase evolutiva sono i fiori, tra la rosa e il glicine, e le erbe aromatiche che offrono un coacervo vivido, luminoso. Sapore leggibile ma ancora in fieri. Un bel sentimento di fondo dovuto alla spinta sapida onora di contrasti un finale nel quale emerge limpida la complessità che verrà.

In questa lunga degustazione, al contempo didattica ed emozionante, tredici Grignolino sono riusciti a sprigionare barlumi di bellezza e lanciare concreti segnali in termini di potenzialità. Non solo erano connotati dall’identità del vitigno, ma anche, e più che mai, dalla spiccata personalità di un terroir. Il fil rouge che li unisce è la nobiltà del Piemonte. E la nobiltà, si sa, non si inventa lì per lì. Sta nei progetti, sta nelle visioni. Come quelle del Monferace, per l’appunto.