I volti del Chianti Classico tra territori, tipologie e annate


I volti del Chianti Classico tra territori, tipologie e annateLa rassegna Ritrovino, proposta da AIS Lombardia, incontra il Chianti Classico. Vino bandiera e prodotto radicato nel territorio toscano, il tutto presentato da Artur Vaso, grande conoscitore ed esperto degustatore. 

Artur Vaso apre la serata precisando che non sarà una lezione sul vasto territorio toscano, ma una condivisione di nozioni e bottiglie degustate in compagnia, alla scoperta di angoli nascosti, borghi storici e aziende blasonate.

Artur VasoI primi reperti sulla coltivazione della vite in Toscana ci portano indietro fino al tempo degli Etruschi. Dobbiamo però agli ordini monastici la sopravvivenza della viticoltura in questa parte d’Italia. Le abbazie hanno protetto la vite, gli uomini e l’esperienza, tramandata a voce. Nel 1282 venne fondata l’Arte dei Vinattieri,  una delle Arti - definita “minore” - delle corporazioni di arti e mestieri di Firenze, perché aveva a che fare con la mano d’opera composta da commercianti che vendevano nelle città il vino prodotto nelle campagne. Questo fu il vero inizio della conoscenza e della diffusione del vino toscano.

Per arrivare alla vera nascita del termine Chianti dobbiamo però traguardare il 1398 quando, in un documento notarile si trova scritto “barili 6 di vino Chianti bianco…”. Pochi anni dopo, nel Catasto Fiorentino, furono selezionate e delimitate le zone produttive più importanti, divisioni territoriali riportate fedelmente anche nel Bando del 24 settembre 1716 a cura del Granduca Cosimo III de’ Medici che volle fare un’azione a garanzia della qualità, per aggredire i mercati esteri, al tempo saturi di vini francesi che riportavano nomi e denominazioni famose ancora ai giorni nostri.

StoriaLa “ricetta” del Chianti, La Formula Ricasoliana, con la formulazione dei vitigni con i quali ottenerlo, l’abbiamo nel 1872, con l’uomo di Stato, il Barone Bettino Ricasoli, produttore e venditore di vino. L’azienda di famiglia è ancora esistente e possiede oltre 200 ettari vitati. Vanta di essere la terza al mondo come anno di fondazione, il 1141, dopo Château Goulaine in Loira e Schloss Johannisberg nel Rheingau.

Nel 1924 nacque il Consorzio, che oggi conta 523 aziende, molte delle quali in conversione o già biologiche. Gli stili produttivi si dividono in tradizionalisti e internazionalisti. In questi ultimi, l’uso della barrique e i vitigni internazionali hanno un ruolo importante e contano un 15% del totale produttivo. Le tipologie che possiamo trovare in etichetta sono tre: Chianti Classico annata, Chianti Classico Riserva e Chianti Classico Gran Selezione.

I terreniIl flysch, l’alberese e il galestro sono le componenti più rilevanti dei terreni dove viene coltivato il sangiovese atto a produrre il Chianti Classico. Il sangiovese oggi è il vitigno più presente in Italia, con oltre 53.000 ettari vitati.

Passiamo ora alle degustazioni. Ogni partecipante alla serata si presenta con una bottiglia, raccontando e degustando ciò che ritrova nel calice, comodamente a casa. Partiamo con Manuel che ha un Chianti Classico Riserva 2015 dell’azienda Le Regge, a Greve - 80% sangiovese, 15% cabernet sauvignon e 5% canaiolo - in cui le viti sono coltivate su terreni argillosi con presenza di galestro. Nel calice il vino si presenta con un colore rosso rubino intenso, vivace e consistente; al naso evidenzia piccoli frutti di bosco rossi e ciliegia, pepe e spezie; in bocca è caldo e fresco, tannini decisi e asciutti. La valle del Greve è un imbuto verso Firenze, composto da due versanti, uno esposto a est, dove troviamo Panzano, l’altro rivolto verso ovest. Si producono vini morbidi, sottili, beverini.

Alessandra, ci presenta una bottiglia prodotta a Radda in Chianti, Chianti Classico 2017, etichetta cavallo di battaglia dell’azienda Val delle Corti. Qui il terreno è ricco di alberese e presenta forti pendenze. Nel calice è rosso rubino, naso elegante con frutto rosso croccante. Parte floreale spiccata. Zona spartiacque, al centro della denominazione e tra due fiumi. I vini di Radda in genere sono sottili, nati su un terreno “maschio”, che invecchiano lentamente mantenendo una sapidità spiccata. Vini ottimi per abbinamenti culinari, con finale al palato pulito.

Giovanni ci porta a Castellina con Chianti Classico 2016 di Castellare. Azienda nata nel 1968, con l’acquisto di quattro poderi; 80 ettari in totale, tra boschi e uliveti, con la parte coltivata a vite rilevante. Rosso rubino carico e consistente, naso intenso e complesso, fiori in predominanza con spezie e tabacco. More e frutti di sottobosco. In bocca è secco e caldo, tannino evoluto e setoso. Il 2016 succede a un’ottima annata 2015 e ne anticipa una calda, la 2017. Castellina è un paese freddo, soprattutto la parte destra verso il monte Amiata. Terreni ricchi di argilla che danno vini morbidi e accoglienti.

Con Moira andiamo a Gaiole, Chianti Classico 2017 dell’azienda Rocca di Castagnoli. La zona è ventilata, sita su un poggio, terreni alberesi. 90% di sangiovese e botti grandi. Rosso rubino vivace, naso avvolgente, ciliegia matura e pepe bianco. In bocca entra caldo e morbido, con tannino levigato. Equilibrato. Qui si ottengono vini solidi provenienti da zone con poca argilla.

Susi invece ci propone Lamole di Lamole, con il Chianti Classico 2017 in ricordo di una verticale condotta da Armando Castagno alcuni anni fa. Azienda sita in altimetria, zona fredda. Nel calice un rosso rubino e sentori di fiori blu, poi esce la mora e le ciliegie mature. Balsamicità e tabacco al naso. In bocca buona acidità e tannino smorzato. Molto piacevole in degustazione.

Alessandro prende la parola e ci presenta un Chianti Classico Tenuta Perano 2016 di Frescobaldi, azienda sita a Gaiole in Chianti. Sangiovese e varietà complementari. Rosso rubino pieno e vivace, di discreta intensità e finezza al naso. Viola e frutta rossa piccola, caldo al palato e morbido. Tannino ben gestito. Vino elegante e gastronomico.

Claudia ha una bottiglia di Chianti Classico Riserva 2017 di Melini. Rubino di scarsa fittezza, naso intenso di frutta croccante, tabacco e pepe nero. Al palato entra caldo e secco, sapido, con un tannino ancora persistente e invadente. Ci troviamo a Poggibonsi, comune di confine per la zona del Chianti Classico.

Paolo introduce la sua degustazione con i ricordi di un viaggio fatto alcuni anni fa a Panzano. Chianti Classico 2018 di Fontodi, 100% sangiovese, fermentazione con lieviti indigeni. Colore rosso rubino intenso e luminoso, consistente in rotazione nel calice. Al naso complesso, predominanza di fiori e cuoio, finale speziato. In bocca è caldo e fresco, tannico. Lunga persistenza; un vino quasi masticabile.

Alessia prosegue la degustazione proponendo Chianti Classico Riserva Il Campitello 2016 di Monteraponi. Ci troviamo non solo in un’azienda, ma in un borgo ristrutturato e ben conservato. In questo caso si usa cemento vetrificato, un materiale molto utilizzato per la produzione di questi vini. Rosso rubino con riflessi granato, sentori di ciliegia e lampone, petali di rosa. Al palato si sente la liquirizia e il sottobosco, tannino fine.

Marco propone invece un Chianti Classico Pargolo di Podere La Villa, 80% sangiovese e 20% merlot, botte piccola per 9 mesi. Azienda di Ilaria Tachis sita a San Casciano in Val di Pesa. Colore rosso rubino quasi impenetrabile, limpido. Al naso intenso, di primo una nota speziata. Al palato morbidezza e sapidità, intenso.

De La Castellina, Gran Selezione Squarcialupi 2015, ci viene proposta da Claudio verso la fine della serata. 100% sangiovese, colore rosso rubino limpido. Inteso e complesso al naso, predominanza della parte fruttata e nota balsamica. In bocca è secco e morbido.

Artur nel finale ci presenta le due bottiglie che ha voluto aprire in occasione di questo evento online della rassegna Ritrovino:

Chianti Classico 2016, Casale dello Sparviero, sangiovese e canaiolo. È il primo vino prodotto dall’azienda, realizzato con amore e passione dal 1997. Si presenta scarico di colore nel calice, con predominanza di fiori freschi al naso, grande bevibilità, snello.

Chianti Classico 2014 di Castello di Ama. Questo vino nasce in uno dei borghi più alti e belli della zona del Chianti. 96% sangiovese e 4% merlot. Colore cupo, al naso frutta rossa piccola e succosa. Al palato si presenta con un tannino ricco.