Il Chianti Classico alla prova del tempo


Il Chianti Classico alla prova del tempoLa rassegna Ritrovino, proposta da AIS Lombardia, ritrova il Chianti Classico per una seconda puntata sempre con Artur Vaso a condurre l’appuntamento online.

Torniamo virtualmente in Toscana per trattare un territorio molto vasto, occupato dal vitigno italiano più importante sia per produzione che coltivazione: il sangiovese.

Il nome Chianti ha origini molto antiche: si vanno a scomodare termini latini ed etruschi per trovarne l’origine. Vino che storicamente è stato di color bianco, prodotto nelle terre di famose abbazie: Passignano e Coltibuono, per citarne alcune.

Il SangioveseCastellina, Radda e Broglio, invece, sono i castelli che nel XVI secolo hanno avuto una parte importante nella storia e nella diffusione del vino Chianti, anche al di fuori dei confini regionali. I documenti riconducibili ai primi disciplinari di questo vino sono antichi, tanto quanto quelli del Tokaji in Ungheria. Nel 1971 venne regolamentata la produzione, come la conosciamo oggi, inserendo come prima annata produttiva quella del 1969.

La genetica del vitigno sangiovese è ancora incerta, anche se sono stati fatti molti studi sul DNA. Di certo, le prime barbatelle arrivarono in Toscana dal sud Italia, più precisamente dalla Campania. Il metodo di produzione “tradizionale”, ancora oggi in uso, lo vede utilizzato in assemblaggio con canaiolo nero, mammolo, colorino e ciliegiolo. Il metodo “moderno” invece, prevede l’impiego di cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot e syrah.

Il Consorzio del Chianti nasce nel 1924, il più antico in Italia; nel 1932 viene aggiunto il suffisso Classico per distinguere la zona di produzione più storica. La prima DOC arriva nel 1967 e la DOCG nel 1984. Il divieto d’utilizzo dei vitigni a bacca bianca arriva solo nel 2005, mentre nel 2010 il divieto di produzione del vino Chianti all’interno del territorio Chianti Classico.

Dal 2013, con la vendemmia del 2014, è nata la Gran Selezione, l’apice della piramide produttiva del Chianti Classico. Questa richiede:

  • Vino prodotto da vigna singola o da selezione delle migliori uve esclusivamente di proprietà aziendale;
  • Invecchiamento minimo 30 mesi di cui tre di affinamento in bottiglia;
  • Caratteristiche organolettiche di eccellenza.

Non viene specificato l’invecchiamento in legno, per questa tipologia che oggi conta circa 155 etichette.

Le macrozoneLa zona del Chianti Classico può essere divisa in tre fasce verticali, quasi parallele e in due orizzontali: nord e sud. Queste ultime determinano una diversa temperatura e di conseguenza una tempistica diversa di maturazione delle uve. A nord abbiamo vini più sottili che virano verso il frutto, a sud vini più caldi. Il sangiovese è grande perché racconta un territorio, differenziandolo in ogni parcella produttiva di elezione.

Passiamo alla degustazione dei vini, con il consueto format della rassegna Ritrovino: ogni partecipante interviene per raccontare e condividere una bottiglia, comodamente da casa.

Iniziamo con Sergio, che ha scelto Chianti Classico Dieulele 2007 di Dievole, vino non più in produzione perché l’azienda ha cambiato proprietà. Ci troviamo vicino a Siena, a Castelnuovo Berardenga, ultime propaggini dei monti del Chianti. Referenza storica degli anni ’80. 100% sangiovese, vendemmiato a ottobre. Colore rubino intenso e luminoso, profumi terziari, tabacco e cuoio; al palato il tannino è setoso, persistente con sentori di frutta.

Proseguiamo con Catia, che ci presenta un Chianti Classico 2017 di Badia a Coltibuono. Sangiovese coltivato a 300 metri s.l.m., colore rosso rubino luminoso e trasparente, al naso profumi intensi e invitanti di frutti rossi e rosa rossa accompagnata dalla violetta e ricordi di agrumi, come l’arancia amara. All’assaggio è elegante e raffinato, acidità spiccata, tannino presente ma non invadente, ben equilibrato. Siamo a Gaiole in Chianti, in una zona dalle fresche temperature e con suoli poveri. In genere si ottengono vini solidi montani e longevi.

Tocca a Daniela, che ci propone un Chianti Classico Riserva DOCG 2010 di Castello d’Albola. L’azienda dal 1979 appartiene alla famiglia Zonin. Sangiovese 95% e canaiolo 5%. Colore rosso granato con un’unghia aranciata. Al naso frutta matura, amarena e prugna, poi spezie e cioccolato. In bocca è morbido e piacevole. Tannino avvolgente e persistente. Radda in Chianti è una delle zone centrali del territorio con suolo roccioso difficile da lavorare, ma fornisce vini con grande potenzialità e lungo invecchiamento, sottili nell’acidità.

Marco ha una bottiglia di Chianti Classico Riserva DOCG Rancia 2011 di Fèlsina, azienda sita a Castelnuovo Berardenga, sangiovese in purezza, colore rosso rubino che vira al granato. Al naso entra con frutto e spezie dolci, ma con il passare del tempo arrivano i profumi di cacao e un sentore di affumicato. In bocca grande sapidità e freschezza, acidità, tannino morbido e asciugante. Intenso e persistente.

Claudio arriva con un Chianti Classico Riserva DOCG 2007 di Villa Pomona, 100% sangiovese. Colore che si spinge sul granato. Al naso erbe aromatiche e fiori secchi, sentori di buccia d’arancia. In bocca rispecchia quanto sentito al naso. Castellina in Chianti, paese freddo con quota altimetrica importante, zona molto esposta ai venti. Da qui si vede il monte Amiata, molti boschi e strade sterrate. Vini morbidi, avvolgenti, con molto alcol.

Passiamo a Stefania e al Chianti Classico 2007 di Brancaia. Uve di Radda e Castellina in Chianti, unico vino aziendale che non fa passaggio in legno. Colore rosso rubino con riflessi granato, naso di frutta matura, marasca e prugna disidratata, balsamico. Al palato grande acidità e tannino equilibrato, piacevole. Gradevole, fresco e invogliante al sorso. 

Proseguiamo con Paolo che ha un Chianti Classico Gran Selezione 2015 di Castello di Fonterutoli. Siamo a Castellina in Chianti, zona collinare medio alta, terreno ricco di alberese che dona eleganza e struttura. Colore rubino carico, al naso frutta rossa, fiori e spezie. Al palato un tannino supportato dall’acidità, vino caldo ben bilanciato.

Tocca ora a Lorena che ha una bottiglia di Raddese 2007 di Vignavecchia, non un Chianti Classico, ma un sangiovese in purezza. Azienda sita vicino a Castello d’Albola, 17 ettari di vigneto, questo vino passa 18 mesi in barrique e non viene prodotto tutti gli anni. Colore compatto, rosso rubino con sfumature granato, al primo naso si presenta con sensazioni terziarie, terrose e di corteccia. Al secondo passaggio porta al naso arancia amara e confetture, petali di fiori, viola e rosa, con un finale salmastro. In bocca ingresso succoso e acidità, tannino setoso e ben dosato. Gradevolezza alla beva.

Ilaria ci presenta una bottiglia di Chianti Classico 2007 di Villa Cafaggio sita a Panzano; colore con appena un’unghia aranciata, al naso frutta matura e croccante. Note di erbe aromatiche, più elegante che largo. In bocca è persistente, estremamente interessante. Vino molto composto.

Artur chiude la serata elencandoci cosa il sangiovese dona in degustazione. Partendo dai sentori di quando è giovane: viola, rosa, peonia, ciliegia, amarena, erbe aromatiche, timo e rosmarino. Andando avanti con gli anni: agrumi scuri, rabarbaro, finocchio, tabacco, torrefazione, pepe, ginepro, fungo e sotto bosco. Per finire in evoluzione: note ematiche, incenso, caramello, fondi di caffè e genziana.