Nord Piemonte I - Le rive della Sesia, il Supervulcano e le morene


Nord Piemonte I - Le rive della Sesia, il Supervulcano e le moreneLa prima di tre serate dedicate al Nord Piemonte vede protagoniste la Valsesia e le province di Novara, Vercelli e Biella. Inizia un percorso entusiasmante, che ha acceso una nuova luce su terre, storie e vini degni di tutta la nostra attenzione.

È tornato in AIS Milano Giorgio Fogliani che, giusto un anno fa, presentò presso la nostra Delegazione il suo Nord Piemonte – Tra Gattinara e Carema, edito da Possibilia Editore (qui il racconto della serata, a firma di Sara Missaglia). Ed è tornato per aumentare l’intensità di quella luce che proprio il suo libro ha acceso sul Nord Piemonte, davanti a una platea attenta e quantomai desiderosa di conoscere questa fascia collinare e pedemontana di certo meno conosciuta e blasonata della cugina langarola.

Giorgio FoglianiE già, da subito, ci occorre una precisazione: minor blasone non significa necessariamente minore qualità, ma solo un percorso storico differente che, pur partendo da antiche origini, hanno fatto di questi luoghi terre di emigrazione verso il settore industriale, nato e fiorito nel secondo dopoguerra. Soltanto da qualche lustro si è ritrovata l’antica vocazione alla viticoltura che oggi ci permette di degustare bottiglie di grande interesse.

Al termine Alto Piemonte, a noi senz’altro più familiare, complice anche l’opera del Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte che riunisce le DOP della zona, Giorgio preferisce Nord Piemonte, di valenza più estesa, aggiungendo all’areale costituito dalle provincie di Novara, Vercelli e Biella anche il Canavese, Carema e il primo tratto della Valle d’Aosta che, con le prime, condividono la matrice culturale, storica, ampelografica e pedoclimatica.

Il primo dei tre incontri si è incentrato su parte dell’Alto Piemonte propriamente detto che, da est verso ovest, si snoda attraverso circa cinquanta chilometri di colline lungo le province di Novara, Vercelli e Biella, all’ombra del massiccio del Monte Rosa.

Si tratta di un’area varia e intrigante, complice la scoperta geologica del “supervulcano”: ci spiega Giorgio che circa 280 milioni di anni fa la Valsesia fu interessata da una violenta eruzione vulcanica che sparse circa 500 chilometri cubi di piroclasti e cenere, poi riportati negli strati superficiali del terreno dal movimento tettonico delle placche di 180 milioni di anni dopo. Di conseguenza vi è una grande varietà di rocce presenti, tanto da far guadagnare al geoparco Sesia Valgrande, nel settembre 2013, la tutela dell’UNESCO.

I terreni di Gattinara, Boca e di parte di Bramaterra sono costituiti pertanto da porfidi di quell’antica caldera, variabili per colore e tessitura, facilmente disgregabili in sabbia a contatto con l’ossigeno. Materiale piroclastico si trova, però, anche a Ghemme, Fara e Sizzano, zone generalmente moreniche, a riprova della forza di quell’evento eruttivo.

Il libroAltre due caratteristiche dell’areale della Valsesia sono l’acidità dei terreni, con pressoché totale assenza di calcare, e l’influenza del Monte Rosa che, con i suoi 4.637 m s.l.m., svolge una funzione protettiva dai venti freddi provenienti da nord-ovest.

Il protagonista di queste zone, ma potremmo dire di tutto il Nord Piemonte (con l’eccezione di Caluso), è fuor di dubbio il nebbiolo – altrimenti detto spanna in Alto Piemonte, picotendro a Carema e in bassa Valle d’Aosta e prünent in Val d’Ossola – che, tradizionalmente, è accompagnato da altri vitigni comprimari come la vespolina, la croatina, l’uva rara, il ner d’ala, alla ricerca di un equilibrio tanto in bottiglia quanto in vigna, in funzione della diversa risposta di ciascuna cultivar agli attacchi di parassiti e funghi.

La degustazione dei vini, rigorosamente alla cieca, illustra meglio di mille parole i diversi caratteri delle denominazioni protagoniste del primo incontro.

Fara DOC Bartön 2016 - Boniperti
70% nebbiolo, 30% vespolina. Diraspatura e pigiatura soffice, fermentazione in acciaio, malolattica in legno. Affinamento di 20 mesi in botte grande e 4 mesi in bottiglia. 
Al naso sentori di frutti rossi e spezie; dà l’idea di vino pronto, disponibile e comunicativo. In bocca prosegue in coerenza e si dimostra in certa misura ancora vinoso. È fresco di un’acidità sottile, ha una discreta componente tannica e una bella persistenza. È affascinante, ovattato, si fa bere con grande piacere, da solo o all’aperitivo.

Sizzano DOC 2015 - Paride Chiovini
60% nebbiolo, 30% vespolina, 10% uva rara. Vinificazione e malolattica in acciaio. Affinamento di 4 mesi in acciaio, poi 24 mesi in legno e infine 4 mesi in bottiglia.
Rispetto al precedente ha un naso più classico, con profumi di foglie secche, fondo bruno, sottobosco e frutta secca, fiori e tè. In bocca ha nerbo con il tannino gioca un ruolo chiaro e definito, sostenuto da una acidità decisamente verticale. Esige la tavola.

Vino Rosso Maggiorina 2018 - Le Piane
40% nebbiolo, 40% croatina, 5% vespolina, con un saldo di numerose altre uve.
Maturo nei profumi di arancia rossa e lampone, con sbuffi balsamici. In bocca torna il fil-rouge dell’acidità, ancora una volta sostenuta dal tannino e da una gustosa componente minerale. Secondo Giorgio è un vino particolarmente a fuoco, archetipico dei vini di queste zone.

I viniBoca DOC 2015 - Cantine del Castello Conti
Nebbiolo, vespolina e uva rara. Affinamento di 36 mesi in legno e 12 mesi in bottiglia.
Naso profondo, sottobosco, tabacco, funghi, polvere, cuoio, un tocco vagamente animale. La bocca sorprende con una acidità vibrante e schioccante, di grande personalità che ancora una volta ci colloca senza dubbio in Alto Piemonte. Vino di fattura antica che non fa sconti.

Ghemme DOCG Chioso dei Pomi 2013 - Rovellotti
85% nebbiolo, 15% vespolina. Affinamento di 36 mesi in botte grande e 9 mesi in bottiglia.
Accenni floreali a cui si affiancano note più carnose e sbuffi fumé, con un agrume in sottotraccia. È un vino di caratura sia al naso che in bocca, dove c’è volume; occupa gli spazi, gioca da protagonista. A parere di Giorgio è una perfetta sintesi tra un approccio tradizionale e un pizzico di modernismo.

Gattinara DOCG Osso San Grato 2013 - Antoniolo
100% nebbiolo proveniente dal cru Osso San Grato, caratterizzato da forte dislivello e multi esposizione. Vinificazione in cemento e affinamento di 36 mesi in botte grande.
Il naso è sottile, discreto, pacato ma sfaccettato con note di fiore e confettura di pomodoro. L’assaggio è fresco e tutto è al posto giusto: per Giorgio è la summa equilibrata di tutte le componenti dei vini di queste zone. È un vino che si può definire completo, ha allungo, personalità, eleganza.