Pantelleria, la forza sia con te


Pantelleria, la forza sia con tePantelleria, le forze della natura e lo zibibbo: acqua, aria, terra e fuoco, e vini che sono istantanee di un ambiente dalle caratteristiche uniche.

Rigurgito di lava e ossidiana, Pantelleria ha un’architettura cosmica: la natura sembra essersi presa la residenza su quest’isola e ha messo in atto un vero e proprio laboratorio dove sfida costantemente se stessa. È una terra dura, aspra anche dal punto di vista lessicale, con i nomi dei luoghi per certi versi onomatopeici e impronunciabili, vessillo di una fatica millenaria. Benikulà, Bugeber, Bukkuram, Dakalè, Farkhikhalà, Fram, Gelfiser, Gelkhamar, Khaddiuggia, Khaggiàr, Khandakhi, Khattbuali, Kuttinar, Mueggen, Naubicibbib, Nikà, Triqbabini, Triqbonsulton, Triqnakhalè, Zighidì: sono alcune delle contrade disseminate sull’isola, testimonianza di un vivere ruvido e complicato, dove nulla è dato per scontato. Un’isola in cui si guarda e si parla alla natura con rispetto e forse persino con un po’ di paura, anche per via delle sue forme zoomorfiche.

Entrare in intimità con Pantelleria e con i vini da essa generati richiede un’attenzione verso tutto ciò che la circonda: per la sua comprensione il ricorso alla filosofia presocratica è immediato. L’archè, il principio da cui hanno origine le cose materiali, e le quattro forze della natura imperano sull’isola: acqua, aria, terra, fuoco, un mantra che affonda le radici nelle profondità dell’universo. Quella di Pantelleria si potrebbe definire una “civiltà della pietra”: lì sono nati i dammusi, le tipiche abitazioni dell’isola che con i loro tetti convogliano l’acqua piovana nelle cisterne, i terrazzamenti, i muretti a secco, i giardini panteschi dove vengono allevati gli agrumi al limite delle condizioni di sopravvivenza. L’uomo, in un certo senso, ha liberato la terra dalle pietre per renderla fertile e coltivabile, e con i terrazzamenti ha realizzato dei fazzoletti di terreno contenuti dalla pietra stessa: elemento quindi che ritorna come principio non solo architettonico ma essenziale.

Davide GarofaloL’isola, nel corso dei millenni, è stata abitata dai Sesi, dai Fenici, dai Bizantini, dagli Arabi, e tutte queste dominazioni hanno lasciato tracce indelebili nella sua cultura. Davide Garofalo conduce la serata regalandoci un immaginario libretto di istruzioni: la comprensione dei vini passa anche attraverso un approccio umanistico-filosofico. Soprattutto, Davide ci trasmette una serie di meravigliose suggestioni che ci portano là dove nascono i vini. Ospiti della serata Benedetto Renda, Presidente del Consorzio Volontario per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini a Doc dell’Isola di Pantelleria e alcuni produttori: si tratta di un piccolo consorzio nato nel 1997, che oggi conta 328 viticoltori in totale per una superficie di 320 ettari e poco più di 8.000 ettolitri di vino imbottigliati. Il Consorzio ha promosso il riconoscimento della pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria, culminato nel 2014 con la sua iscrizione nel Registro dei Beni Immateriali dell’Umanità tutelata dall’Unesco. Per la sua ampia rappresentatività della produzione vitivinicola dell’isola, il Consorzio ha ricevuto le funzioni Erga Omnes dal Ministero delle Politiche Agricole. Questa condizione conferisce al Consorzio la facoltà di agire per la tutela, la salvaguardia e il controllo nei confronti di tutti gli utilizzatori della Doc Pantelleria.

Isola di contadini più che di pescatori: siamo in mare aperto, più vicini alla Tunisia che all’Italia, con un mare infido e dove la pesca è pericolosa, non facilitata, per l’impossibilità di attracco dovuta alla profusione di rocce sulla costa. La sussistenza ha pertanto visto l’agricoltura come via di sostentamento in un contesto agricolo dalle caratteristiche estreme ed eroiche dove il paesaggio è solo apparentemente naturale. In realtà a Pantelleria tutto è antropizzato, ossia trasformato dalla mano dell’uomo: ma la con-fusione tra uomo e natura è tale che le modifiche al paesaggio apportate risultano perfettamente integrate. Per coltivare la vite, il cappero e l’ulivo l’uomo ha assicurato la sua sopravvivenza praticando un’agricoltura resiliente e senz’acqua (a eccezione di quella piovana) in un ambiente profondamente ostile. Come l’uomo fatica in ginocchio, così le piante sono piegate e, avvicinandosi al terreno, cercano riparo dal vento: sono piante chine, oranti, in preghiera, quasi a invocare la benevolenza di una natura severa. Viticoltura eroica o coraggiosa che dir si voglia, trova nella coltivazione della vite ad alberello basso (circa 2.500 piante/ettaro) la sua forma di allevamento. «In degustazione dieci vini che sono dieci istantanee di un’evoluzione continua», prosegue Davide, «testimoni di una disputa millenaria tra le forze cosmiche che dominano l’isola: i vini sono parafrasi liquide di queste forze, di cui il territorio è intriso, al punto da chiedere verità: la natura qui si manifesta ovunque, quasi fosse un continente a sé». Protagonista assoluto e indiscusso lo zibibbo (moscato di Alessandria).

Degustazione

Pantelleria Moscato Spumante DOP Shalai 2020 – Vinisola
Si tratta di uno Charmat lungo, realizzato da un’azienda giovane costituita nel 2013. Shalai, il nome del vino, trae origine da “scialare”, ossia il piacere puro che la cantina ha provato nella realizzazione di questo vino demi-sec. La bollicina presenta un residuo zuccherino di 36 grammi e ha un naso fresco e disarmante: agrume, cedro, pesca bianca, gelsomino, melissa, con una nota di salvia. L’elemento varietale emerge con discrezione e con garbo. Inizialmente una nota amidacea tra l’avena e il riso soffiato. Bollicina carezzevole per un vino niente affatto banale, che parte con una metrica decisa e compatta e che ha freschezza al palato, con una componente piuttosto asciutta che conferisce eleganza al sorso. La bocca resta pulita: il dosaggio zuccherino è assolutamente ben governato per un finale molto pulito.

Bianco di Pantelleria DOP Isesi 2020 - Pellegrino
Un anno sui lieviti, dalla voce e dal timbro più vegetale, con note di muschio bianco, di baccello del pisello, di gelsomino, di pesca bianca e di agrumi, ma anche della mandorla pelata che genera grande salivazione e tiene vivo il palato.

Bianco di Pantelleria DOP Zefiro 2020 - Vinisola
Impatto curioso con nota inziale di caramello in stile “Alpenliebe”. Zefiro è il vento della primavera e del rinnovamento: gelsomino, frutta bianca, nota agrumata riconducibile all’erba citrina, alla citronella, nota di ortica, di mela cotogna. Naso che si attesta sulle note dolci di floreale bianco, con anche una leggera nota di felce. Fresca suadenza in bocca, bella fisionomia, molto connotata. Ingresso al palato spinto in freschezza e sapidità. Crea una certa tensione sulle mucose delle gengive. Pungenza e leggera piccantezza sul finale. La degustazione cresce in sapidità.

Bianco di Pantelleria DOC Gadì 2018 - Salvatore Murana
Produttore che è un tutt’uno con l’isola, «parla per parabole», così ci raccontano i produttori presenti. Vigneti concentrati nella zona di Mueggen e di Martingana, zone più a sud. Sembra di sentire una cedrata, con note intense della citronella e del cedro quasi avvolto nel sale. In bocca ha una rabbia sapida impetuosa: sa di mare increspato, con il vento che porta la salinità del mare. Vento aspersorio: questa è la forza dell’acqua e del vento. È un vino assordante: il calice potrebbe sembrare una conchiglia; all’orecchio ci potrebbe regalare il suono del mare. Mineralità, termine spesso abusato, si rifà in questo calice a una stratificazione che regala profondità, tridimensionalità, nella alternanza perfetta tra dolcezza e sale.

I viniBianco di Pantelleria DOC Yrmn 2018 - Miceli
Yrmn è il nome dell’isola dato dai fenici: in questo vino abbiamo i descrittori di quello che può essere un vino dolce. Frutto suadente, morbidezze un po’ più accattivanti che rubano la scena. Frutta gialla molto matura, con ricordi tipici delle composte di frutta gialla e di speziatura piccante, con una grande pungenza legata alla presenza di noce moscata e cardamomo. Grande vino da spendere con piatti etnici per via delle piccantezze. Il naso evoca grande matericità: abbiamo estrazione con un’evoluzione importante e suadenze molto fruttate. Vino gastronomico.

Moscato di Pantelleria DOC Kabir - Donna Fugata
Soddisfazione in una beva molto appagante per questo vino curioso che ha una dialettica interessante: grande eloquenza ed espressività data da un bouquet di fiori di gelsomino che virano verso note dolci di gardenia, di magnolia, con una nota cerealicola assimilabile al riso soffiato tra il cioccolato bianco e il cardamomo, con un fruttato di mela gialla; un vino aperto ed espressivo quanto una macedonia di frutta con pesche sciroppate. Finale elegantissimo al melone bianco. Mineralità e dolcezza in ingresso di bocca, ricco, godurioso, coerente con il naso: genera quasi una sorta di fibrillazione, dove dolcezza e sapidità si inseguono in un mantra a movimento circolare, governati dalle correnti organolettiche saporifere.

Passito di Pantelleria DOC Nes 2020 - Pellegrino
Nes è una parola che in ebraico significa miracolo: al naso scorza d’arancia con succo di frutta all’albicocca, accompagnata da frutta giovane vivida, fresca, ricca. Anche il palato conferma una grande gioventù e una piacevolissima acidità.

Passito di Pantelleria DOC Ben Ryé 2019 - Donnafugata
Anche questo un vino decisamente giovane, con sentori di erbe aromatiche che sono l’espressione più pura dell’ambiente mediterraneo: rosmarino, timo, lentisco, bacca di corbezzolo testimoniano nel vino la latitudine a cui il vitigno viene allevato. Sul finale emergono una nota di oliva greca, chiodo di garofano e noce moscata. È un vino in fieri, giovanissimo, quasi in fasce: forse valutarlo con questo momento sottolinea la parzialità del percorso.

Passito di Pantelleria DOC Nun 2018 - Miceli
Passito che risponde esattamente a ciò che l’immaginario collettivo si aspetta da uno zibibbo: è figlio di fuoco e terra, di vulcanizzazione, di gomma bruciata, con un’evoluzione legata alla matrice vulcanica e con un rimando alla macerazione in alcol. Chiude con nota di dattero e di frutta secca: ricorda i grandi sherry, con note di frutta secca e di noce tostata. Al palato ampiamente coerente con il naso con componente affumicata. Vino che ha delle inclinazioni molto spinte verso le note amaricanti. Più che il miele la melata, con un frutto avvolto nel finale un po’ amaro: molto lungo, piacevole e persistente.

Passito di Pantelleria DOC I Praie 2015 - Ferreri Caterina
Nota ossidativa che fa pensare a un Grand Marnier, ha un naso molto elegante. Reattività, grinta, acidità, bellissimo il colore di grande luminosità. Presenta sensazioni affumicate e al palato è freschissimo, con grande sapidità, vino che è la sintesi assoluta. Straordinario, perfetto con grandi cioccolati.

Si chiude così una serata che lascia il segno: le parole di Davide, le testimonianze della vita sull’isola descritte anche con un pizzico di ironia da parte dei produttori, e la straordinaria degustazione hanno fatto vibrare palati, vene e cuori. Chiudiamo con Fabrizio Caramagna: «E Dio disse a Pantelleria: facciamo un gioco, vatti a nascondere nell’angolo più azzurro del Mediterraneo e io ti cercherò». Noi stasera siamo là.