Una Borgogna diversa. Variazioni sul tema dell’unicità


Una Borgogna diversa. Variazioni sul tema dell’unicitàPer la quarta edizione di “Enozioni a Milano” è stata organizzata una masterclass sui territori della Borgogna più meridionali e meno citati: la Côte Challonaise e il Mâconnais. Con la solita ricchezza verbale e una perfetta architettura narrativa, Armando Castagno ne ha misurato i pregi (e qualche limite doloroso).

Chablis, Côte d’Or, Côte Challonaise e Mâconnais: questi sono, grosso modo, i quattro distretti della Borgogna del vino. La Côte Challonaise e il Mâconnais, tuttavia, non godono a tutt’oggi della fama dei loro due cugini più settentrionali. Anche per questo, Armando Castagno ha dedicato ai due territori meridionali un’attenzione particolare con una masterclass che è stata l’occasione per riflettere ancora una volta sul concetto di terroir. Un concetto particolarmente complesso che non include solo il dato ambientale (geologico, pedologico, climatico e così a elencare), ma anche quello antropologico (una comunità umana indirizza un prodotto verso una determinata fisionomia) e persino l’elemento temporale: trattando di terroir, è bene infatti non dimenticare mai quanto sia lungo il tragitto per la costruzione di una unicità e per il suo riconoscimento pubblico. Due i fili conduttori della degustazione: da un lato, le variazioni della cosiddetta Borgogna minore (con tre vini della Côte Challonaise e tre del Mâconnais); dall’altro la prova del tempo. Poiché la conservabilità dei vini dei due comprensori è tutt’altro che scontata, Armando ha presentato solo etichette di tre vecchie annate (2012, 2013 e 2014).

Côte Challonaise

La Côte Challonaise - che si estende dal villaggio di Chagny fino a Montagny-lès-Buxy, su una piccola striscia di terra lunga 25 km e larga 7 - è il confine meridionale della Côte d’Or da cui è simbolicamente separata dal piccolo corso d’acqua Dheune. La sua conformazione geologica, di tipo argilloso-calcareo-marnoso, è analoga al resto della Borgogna, mentre differisce il suo clima, tendenzialmente più caldo. Cinque sono le appellation comunali:

  1. Bouzeron, piccolissima AOC di 60 ettari all’incirca, che non ha alcun Premier Cru nel suo interno e i cui vini sono esclusivamente bianchi e monovarietali. Si tratta dell’unica AOC village francese interamente dedicata all’aligoté (è d’uopo ricordare i due biotipi della cultivar: l’aligoté vert, il più diffuso e più produttivo, e l’aligoté doré, più fragile sul fronte quantitativo, eppure dal grande talento);
  2. Rully, a sud di Bouzeron. È un’area di 340 ettari all’interno della quale 23 climat possono fregiarsi della menzione Premier Cru. Vi si producono sia bianchi da chardonnay (75% della produzione) sia rossi da pinot noir: mentre i rossi sono un poco rustici (non di rado segnati dalla merde de poule) e spesso sovramaturi, i bianchi sono semplicemente strepitosi;
  3. Mercurey, che si estende su 640 ettari e annovera 32 Premier Cru. È probabilmente l’AOC più nota. «I vini bianchi sarebbero da evitare», mentre i rossi (oltre l’85% della produzione) «non scherzano affatto in quanto a tannicità»;
  4. Givry, da non confondersi con Gevrey ubicata nel dipartimento della Côte d’Or. Nei suoi 265 ettari (38 i climat Premier Cru) il protagonista indiscusso è il pinot noir (80% della produzione), sebbene non siano da dimenticare i suoi bianchi, grassi, ampi e generosi;
  5. Montagny: si tratta di 326 ettari che costituiscono l’estremità più meridionale della Côte Challonaise. L’appelation, interamente incentrata sullo chardonnay, comprende 49 climat Premier Cru, ed è soprattutto conosciuta per la sua cantina cooperativa (La Cave des Vignerons de Buxy).


Armando CastagnoNella degustazione, Armando ha applicato la tradizionale regola borgognona che prevede prima l’assaggio dei vini rossi e poi di quelli bianchi.

Givry 1er Cru Clos de Choue 2012 - Chofflet-Valdenaire
100% pinot noir
La 2012 è un’annata particolarmente discontinua sotto il profilo climatico e di conseguenza con «i bianchi e i rossi più diversi tra loro delle ultime 20 annate almeno». Profilo olfattivo dal carattere terziario, che però non si deve a un decadimento ossidativo, cela profumi empireumatici, il floreale del karkadè, un accenno più dolce come di ciliegia e un guizzo minerale di pietra bagnata. Sorso secco, equilibrato, con leggera sfumatura fumé nel finale che riprende le note olfattive. La dimostrazione di quanto i vini di Givry possano rivaleggiare con i rossi della Côte de Beaune.

Bouzeron Les Cordères 2014 - Paul & Marie Jacqueson
100% aligoté doré
Olfatto ricco e complesso con timbro erbaceo (persino “linfatico”) seguito da acacia e da un vago ricordo balsamico di resina di pino. Il palato è dritto, con sapidità e freschezza ben tratteggiate; si distende in una persistenza di tutto rispetto con finale di idrocarburo.

Montagny 1er Cru 2013 - J.M. Boillot
100% chardonnay
Naso meno sfaccettato del precedente, ma che con l’aiuto della dote alcolica offre profumi netti chiari e lindi: una succosa pera kaiser e un fiore carnoso si accompagnano a erbe aromatiche e pepe bianco. Ammirevole la dinamicità della bocca, dall’impronta sapida. Lunga persistenza giocata su ritorni di mela cotogna e cedro candito.

Mâconnais

Il Mâconnais, il distretto più meridionale della Borgogna, comprende un quarto del vigneto della regione ed è legato a doppio filo allo chardonnay. La produzione, ahinoi, è rimasta a lungo ancorata a vini industriali senza virtù, perlopiù appannaggio delle cantine cooperative. Ai nostri giorni, tuttavia, le nuove generazioni si stanno impegnando a riconsegnare al terroir la luce che gli spetta. Corresponsabile del difficile risorgimento del Mâconnais è anche la situazione enografica, assai intricata. La denominazione regionale “base” è Mâcon: prevede le tipologie bianco (da uve chardonnay), rosato e rosso (da uve pinot nero e gamay): costituisce il grosso della produzione del comprensorio; segue l’AOC Mâcon Supérieur che deve il termine “superiore” al solo fatto di avere un titolo volumico alcolometrico più elevato rispetto al Mâcon “base”. Troviamo poi solamente AOC destinate a vini bianchi: l’AOC Mâcon seguita dalla dicitura village; l’AOC Mâcon seguita da un nome geografico (sono 27 i comuni che possono comparire in etichetta); infine cinque AOC comunali: Pouilly-Vinzelles, Pouilly-Fuissé, Pouilly-Loché, Saint-Véran e Viré-Clessé, i cui nomi possono essere seguiti dai climat che caratterizzano l’appelation. Ricordiamo, infine, che attualmente il Mâconnais non dispone di alcun Premier Cru.

I viniViré-Clessé Sur le Calcaire 2014 - Jean-Pierre Michel
100% chardonnay
In apertura emergono immediati l’agrume di cedro, l’uva spina e i fiori di limone insieme a una parte resinosa. L’assaggio è glicerico, ma vivacizzato dalla vena acida, mentre una scia sapida si avverte nel finale che chiude su toni di pasticceria lievitata.

Saint-Véran La Côte Rôtie 2012 - Deux Roches
100% chardonnay
Espressione olfattiva introversa in apertura (con una riduzione da testa di fiammifero), che via via mette in evidenza aromi dolci di miele di acacia, il fiore di un albero da frutta, cui si aggiungono nuance di mela grattugiata. Al palato l’equilibrio gustativo non è del tutto convincente con un finale incòndito: un vino sicuramente più fragile dal punto di vista della conservazione.

Pouilly-Fuissé Les Crays 2012 - Daniel & Julien Barraud
100% chardonnay
Anch’esso inizialmente restìo a concedersi, svela a poco a poco accenni di agrumi, mandorla e pepe bianco, per poi - palesemente - manifestare il gesso (nomen omen). Equilibrata la gustativa tra un’acidità tuttora vivida e la tensione sapida che emerge nel finale.

Questa è stata una masterclass in cui si sono ritrovati i principi che guidano Armando Castagno nel suo procedere: l’approccio filologico al vino e l’approfondimento monografico di un territorio volto a valorizzarne gli aspetti poco conosciuti. E come di consueto, siamo capitati in buone mani.