Fenomenologia dei Super Tuscan tra realtà e mito


Fenomenologia dei Super Tuscan tra mito e realtàPer Enozioni a Milano 2022, una degustazione condotta da Luisito Perazzo per ripercorrere storie e vicende dei Super Tuscan e confrontarsi, nel bicchiere, con alcuni importanti protagonisti.

È nella Maremma di carducciana memoria che venne concepito il rivoluzionario Sassicaia, il cui riconoscimento a livello internazionale fu un vero spartiacque nella storia della viticoltura italiana: ne ispirò qualitativamente e tecnicamente il panorama produttivo, spinse in modo decisivo il rinnovamento di desueti disciplinari e aprì la strada a quei vini novi che, dal gradino più basso della denominazione ufficiale, la sovrasteranno raggiungendo l’appellativo di super: Super Tuscan.

Il loro capostipite fu il prodotto della visione di un giovane marchese, Mario Incisa della Rocchetta, nobile nelle origini e negli intenti che, folgorato dal bouquet dei vini bordolesi, si prefissò di produrre lui stesso un vino in cui ritrovare quelle stesse peculiarità. Cavaliere provetto, desiderava creare un vino di razza  perseguendo l’eccellenza, proprio come fece nella sua prestigiosa scuderia, la Dormello Olgiata, allevandovi tra i tanti campioni, il celeberrimo purosangue Ribot.

Luisito PerazzoL’occasione arrivò negli anni ’40, con i terreni ricevuti in dote dall’unione con Clarice della Gherardesca: in quel di Castiglioncello, nell’entroterra bolgherese, individuò similitudini pedoclimatiche con l’area bordolese di Graves, tra cui la vicinanza al mare e il terreno ghiaioso (nel dialetto locale per sassicaie si intendono i ciottoli), decidendo di impiantarvi delle barbatelle di cabernet sauvignon e cabernet franc  provenienti dai vigneti pisani dei Duchi Salviati.

Il vino ottenuto da quei vitigni internazionali rimase inizialmente di dominio strettamente privato e, solo dopo una ventina di anni di sperimentazioni, dalle basse rese per pianta all’uso della barrique, si perfezionò definitivamente con il contributo del genio di Giacomo Tachis, allora enologo della tenuta dei cugini Antinori. Venne messo per la prima volta in commercio con il nome di Sassicaia. Era il 1968. Il primo a comprenderne la grandezza e la potenzialità qualitativa fu Luigi Veronelli, in uno storico articolo comparso su Panorama nel 1974: «un vino che andrebbe bevuto nella Coppa di Nestore». Dalla prima entusiastica recensione è stato un susseguirsi di premi e riconoscimenti, fino alla consacrazione internazionale del 1978, anno in cui in una degustazione alla cieca organizzata a Londra dal critico Hugh Johnson, sbaraglia i migliori e blasonati cabernet sauvignon al mondo.

Da allora, gli orizzonti della viticoltura di Bolgheri si trasformeranno definitivamente: dal 1994 i rossi prodotti con blend internazionali in quella zona si fregeranno della DOC, mentre il Sassicaia otterrà una propria denominazione di origine indipendente: l’unica in tutta Italia ancora oggi.

La visione del giovane Mario Incisa di fatto, si è trasformata in realtà e, alla sua scomparsa avvenuta nel 1983, queste le parole del cugino Nicolò Antinori nel volergli rendere omaggio: «Aver inventato il Sassicaia giustifica una vita, dà ragione di tutto».

La degustazione

Bolgheri DOC Clarice 2016 – Eucaliptus  
50% merlot, 40% cabernet sauvignon, 10% syrah - Sistema di allevamento: cordone speronato - Affinamento: 9 mesi in barrique, 6 mesi in bottiglia

Il nome del podere deriva da quello della prima vigna acquistata dalla famiglia Di Vaira, viticoltori a Bolgheri già dagli anni ’60, proprio dal padre di Clarice della Gherardesca. I vigneti crescono su terreni argillosi e sabbiosi, e sono dislocati a circa 40 metri s.l.m.

Annata 2016: senza imprevisti, ideale per la vendemmia, con temperature e precipitazioni secondo le giuste medie stagionali. Color rosso rubino intenso, quasi violaceo, con ottima luminosità e compattezza. Al naso sprigiona in primis intense note fruttate, mora e mirtillo su tutti, per poi lasciar spazio a una nitida e setosa violetta e alle schiette note vegetali del predominante merlot.

Le note speziate non si lasciano attendere: tostatura dolce, pepe, lieve cioccolato e polvere di caffè. A tratti una sottile mineralità ferrosa. Avvolgente in bocca, equilibrato e armonico, seppur con un’articolazione aromatica non particolarmente estesa.

Bolgheri Superiore DOC Grattamacco 2014 – Podere Grattamacco
65% cabernet sauvignon, 20% merlot, 15% sangiovese - Sistema di allevamento: cordone speronato e guyot - Affinamento: 18 mesi in barrique, 12 mesi in bottiglia

Fondata nel 1977 da Pier Mario Meletti Cavallari, uno dei più lungimiranti scommettitori sulla coltivazione del bordolese in questa zona maremmana, l’azienda Grattamacco è oggi guidata dai fratelli Tipa di ColleMassari che ne hanno implementato i terreni storici di proprietà.

I vigneti sorgono sulla zona collinare, su terreni prevalentemente sabbiosi e calcarei, in una posizione protetta dalla macchia mediterranea, a circa 150 metri s.l.m. Annata atipica per questa zona, con un’estate fresca e piovosa che ha portato a una tardiva maturazione delle uve, condizionandone forse la potenziale longevità dei vini.

Dal manto color rubino compatto e lucente, lascia presagire l’intensa complessità del ventaglio aromatico olfattivo e gustativo. Al naso un impianto balsamico di base, intorno a cui si sviluppano frutti selvatici, amarena sotto spirito, mirto, lauro, iris e rosa appassita, per dirne solo alcuni. A seguire liquirizia, spezie scure, resine balsamiche e polvere di caffè. L’entrata in bocca è quasi materica, muscolosa, ma con un’acidità coesa e bilanciata: qui il sangiovese si fa sentire con la sua freschezza. Al palato la corrispondenza col naso è fedele e nitida, il tannino setoso si fonde felicemente con le note minerali e sapide, che a intervalli entrano in gioco. Finale lungo e appagante.

Toscana IGT Oreno 2016 – Tenuta Sette Ponti
50% merlot, 40% cabernet sauvignon, 10% petit verdot - Sistema di allevamento: cordone speronato - Affinamento: 18 mesi in barrique, 12 mesi in bottiglia

Ci spostiamo in provincia di Arezzo, nel Valdarno di Sopra, territorio per vocazione già riconosciuto nel famoso bando del 1716 promulgato dal Granduca Cosimo III de’ Medici, come una delle quattro zone vitivinicole più importanti della Toscana: «Sopra la Dichiarazione de’ confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’ Arno di Sopra». Una vera e propria DOC ante-litteram, che sanciva la corrispondenza fra una denominazione e un territorio delimitato.

La Tenuta, proprietà dell’Architetto Alberto Moretti Cuseri, risale agli anni ’50, ma è nel 1999 che nasce Oreno, per volere del figlio Antonio affascinato dai vitigni bordolesi tanto da mettere a dimora queste varietà non presenti nella tenuta fino ad allora. I vigneti si trovano a un’altitudine di 250 metri.

Color rosso rubino compatto, impenetrabile, con decise sfumature violacee. Al naso è deflagrante, pieno e complesso: frutti rossi maturi, sambuco, rabarbaro, cioccolato, lampi balsamici, peperone cotto, funghi, spezie lievemente piccanti, nonché carruba, tabacco e brace. In bocca non solo non delude le aspettative, ma le amplifica: un sorso corroborante. Tannino vibrante. Dinamico. Un vin de garage.

I viniToscana IGT Campo di Magnacosta 2013 – Tenuta di Trinoro
100% cabernet franc - Sistema di allevamento: Guyot - Affinamento: 11 mesi in barrique, 8 mesi in cemento

Toscana meridionale, quasi al confine con il Lazio, nei pressi di Sarteano, in un territorio seppur privo di tradizione vitivinicola, a cavallo degli anni ’90 nasce la Tenuta di Trinoro, azienda che contribuirà non poco a rendere grandi le espressioni dei vitigni internazionali in quel dell’Etruria. É qui che il compianto produttore Andrea Franchetti, con lungimirante intuizione, decise di dar vita all’azienda vitivinicola, individuando terreni simili alla zona di St. Emilion e impiantandovi innesti di marze provenienti da Pomerol. Il Campo di Magnacosta è una particella di tanti piccoli appezzamenti: 1,5 ettari sul fondo valle, pur trovandosi a 400 metri s.l.m., dove le viti si radicano in un terreno composto prevalentemente da ghiaie alluvionali.

Rosso rubino brillante e intenso, che vira leggermente su tonalità granato. Al naso sprigiona sentori di frutti scuri, per poi lasciar spazio a dirompenti note vegetali, dalla cipolla, al porro, al fieno. Spezie, tabacco biondo e cuoio. Al palato è pieno e dal finale lunghissimo: concentrazione, complessità, profondità. Vino esplorativo, volutamente inconsueto che vuole il suo tempo e il suo spazio. In divenire…

Costa Toscana IGP Cabernet Franc 2015 – Duemani
100% cabernet franc - Sistema allevamento: guyot - Affinamento: 20 mesi in barrique

Risaliamo la Toscana fino a Castellina Marittima, su un pendio argilloso e calcareo, ricco di sassi e circondato da boschi che profumano di mare. L’azienda, guidata dall’enologo Luca D’Attoma, si affaccia sul mar Tirreno a un’altitudine di circa 300 metri: clima e terreno ideali per il cabernet franc.

Color di un fitto rubino, al naso sprigiona un’ampiezza aromatica avvolgente: un’esplosione di frutti rossi, dall’amarena alla mora, che si uniscono al peperone e al rosmarino prima di lasciar spazio all’alternanza di note mentolate e boisé, cacao, liquirizia, zenzero. In bocca è sontuoso, tannino denso e setoso, sostenuto da una dinamica acidità. Finale di una lunghezza impressionante. Un vero fuoriclasse.

Bolgheri Sassicaia DOC Sassicaia 2014 – Tenuta San Guido
85% cabernet sauvignon, 15% cabernet franc - Sistema allevamento: cordone speronato - Affinamento: 24 mesi in barrique

Torniamo lì, dove tutto è partito: Bolgheri. Annata controversa e atipica per la zona, ma che ha permesso comunque alle uve di raggiungere la piena maturazione. Rosso rubino non particolarmente concentrato ma splendente. Al naso colpisce nell’immediato la rotondità delle note fruttate, dalle more al cassis, e la nitidezza di quelle floreali, raggiunte dai profumi tipici della macchia mediterranea della zona: alloro, ginepro, pino mugo su tutti. Entra in gioco la vicinanza al mare con una netta nota salmastra. Ricco di sentori balsamici e speziati con anice, pepe nero e cardamomo in testa: un’ampia orchestra di aromi e profumi che suona in armonia.

In un’intervista ad Andrea Gabbrielli, lo stesso Giacomo Tachis dichiarò: “Non è bravo l’enologo a fare il Sassicaia, ma è vero il contrario. É il Sassicaia a far bravo l’enologo”.